Taxista morsicato, graffiato e picchiato da una cliente che non vuole pagare

Lui ha 56 anni e da 29 guida un taxi a Brescia. «Una cosa così non mi era mai capitata. Ero prima di tutto incredulo, cosa avrei dovuto fare, mettermi a reagire e picchiare una donna? Non me la sono sentita e sono stato a prenderle fino a quando non sono arrivati i colleghi a trattenerla e poi la Polizia».
Sono le parole del diretto protagonista a spiegare quanto accaduto sabato sera attorno alle 21 sul piazzale della stazione ferroviaria ad uno degli autisti di taxi che fa servizio la sera e che ora ha più di un dubbio: «Se ascoltassi mia moglie la sera non la farei più, è diventato troppo pericoloso».
La corsa
Il servizio era cominciato come tanti altri, rispondendo alla chiamata da via Chiassi in città, tra via Trento e via Crocifissa di Rosa. Sulla vettura sale una donna sudamericana sui 35 anni che chiede di essere portata in stazione. In una manciata di minuti il taxi arriva sul piazzale e si ferma, il tassametro segna 11 euro e 50 centesimi.
«A quel punto la donna ha detto che non avrebbe pagato e non voleva neppure scendere dal taxi. Ho cominciato a chiederle di andare ma non ne voleva sapere» racconta il conducente. Dato che le parole non sortiscono effetti l’autista scende e apre la portiera posteriore. «Ho alzato la voce e con la porta aperta le ho detto di andarsene, che non volevo più neanche i soldi ma solo che mi lasciasse il taxi libero». Quella frase ha scatenato l’aggressione: «Io penso che fosse sotto l’effetto di qualche sostanza o di qualche farmaco. È diventata una furia. Si è messa a mordermi il braccio e poi mi ha graffiato la schiena, mi ha preso a pugni». Sul piazzale c’è anche un altro autista che immediatamente accorre per provare a riportare la calma, ma senza successo. «Mi ha strappato gli occhiali dal viso e li ha mangiati, li ha distrutti con i denti. Anche il collega che cercava di calmarla si è preso due ceffoni». Purtroppo non era ancora finita. «Non volevo reagire ma neppure che lei se ne andasse prima che arrivasse la Polizia. Mentre mi colpiva sono caduto a terra e il telefono mi è uscito dalla tasca. Questione di pochi secondi e me lo hanno rubato. Dopo qualche minuto me ne sono accorto e ho provato a chiamare il mio numero, era già spento».
La denuncia

A riportare la calma sono arrivati gli agenti della Polfer che hanno identificato la donna e messo a verbale le dichiarazioni del taxista che poi ha sporto anche formale denuncia.
Quello di sabato sera è stato un caso estremo ma il senso di insicurezza in stazione tra i taxisti è sempre più diffuso: «Sono sempre meno i colleghi disponibili a lavorare la sera o la notte, specialmente nei fine settimana - spiega il presidente di RadioTaxi Brixia Antonio Amodio - alcuni ci raccontano che tra una corsa e l’altra stanno chiusi in auto con il motore acceso, attorno sono sempre più numerosi gli sbandati e ci sono liti e risse».
Quello del taxista è un lavoro che prevede inevitabilmente dei rischi: «Non sappiamo mai chi sale in auto, siamo seduti davanti con la cintura allacciata e diamo le spalle al passeggero. Il regolamento comunale ci consente di non caricare chi è palesemente alterato ma ci sono molte altre situazioni di tensione tra viaggiatori che non vogliono pagare e ragazzini che cercano di danneggiare le auto».
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