Cronaca

Al Tar di Brescia un quinto dei ricorsi riguarda l’immigrazione

Nel corso del 2024 sono stati depositati 192 procedimenti tra permessi di soggiorno, cittadinanza e sicurezza
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Il presidente del Tar di Brescia Angelo Gabbricci - New Eden Group © www.giornaledibrescia.it
Il presidente del Tar di Brescia Angelo Gabbricci - New Eden Group © www.giornaledibrescia.it

Il tema dell’immigrazione continua a riflettersi con forza nelle aule di giustizia amministrativa. A dirlo sono i numeri dell’ultima relazione sull’anno giudiziario del Tar di Brescia. Nel corso del 2024 sono stati depositati 192 ricorsi in materia di stranieri, lo stesso dato registrato l’anno precedente.

I dati

Si tratta di un volume che pesa per circa un quinto sul totale dei procedimenti (erano 1684 complessivi al 31 dicembre 2024) avviati davanti al tribunale amministrativo bresciano. A fine anno risultavano 229 cause pendenti legate a stranieri, di cui oltre 200 concentrate nel triennio 2022-2024.

Le materie sono diverse: permessi di soggiorno, richieste di cittadinanza, riconoscimento di status e misure di pubblica sicurezza. In diversi casi i ricorsi riguardano anche il cosiddetto «silenzio» della Pubblica amministrazione, ovvero la mancata risposta entro i termini previsti dalla legge.

La relazione

Il presidente Angelo Gabbricci, nella sua relazione, non aveva mancato di sottolineare una criticità ricorrente: la debolezza motivazionale di molti ricorsi. «In particolare per i provvedimenti negativi in materia di armi e stranieri – si legge – si riscontra talora indifferenza per gli apporti procedimentali spettanti alle parti e, in non pochi casi, una carenza di motivazione, se non addirittura la sua assenza, prestabilita in ragione dei modelli utilizzati».

Si tratta di una prassi, secondo il TAR, fondata sull’erronea convinzione che l’ampia discrezionalità amministrativa riduca l’obbligo di istruttoria. «È vero l’esatto contrario», puntualizza il presidente del Tar.

Appello

Un altro dato significativo arriva dal secondo grado di giudizio. Tra gennaio 2024 e febbraio 2025, su 43 ordinanze cautelari appellate, 13 sono state riformate dal Consiglio di Stato. Ben nove di queste hanno riguardato procedimenti legati a cittadini stranieri, «a dimostrazione – viene spiegato – della delicatezza e della complessità della materia». Quasi sempre, nelle controversie di immigrazione, l’amministrazione resistente è il Ministero dell’Interno, attraverso prefetture e questure.

«Si tratta di provvedimenti che incidono su diritti essenziali – è la ricostruzione nella relazione del presidente – e che testimoniano l’impegno quotidiano di questi uffici nel garantire sicurezza e ordine alla collettività». Al tempo stesso, però, il TAR richiama al rispetto della legalità e al dovere di motivare ogni scelta: «un limite necessario all’autorità dello Stato, soprattutto in materie che incidono direttamente sulla vita delle persone».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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