Strage piazza Loggia, Renzi: «Meloni faccia pressione sulla Svizzera»
L’impegno che prende è doppio. Vuole muoversi su due tavoli, quello italiano e quello svizzero. «Sono colpito dalla sentenza di primo grado su Marco Toffaloni. Naturalmente rispettando la presunzione di innocenza penso che lo Stato italiano debba a tutti i costi preoccuparsi del fatto che, se la condanna diventasse definitiva, Marco Toffaloni sia condotto in un carcere italiano per scontare la condanna».
Il senatore Matteo Renzi, leader di Italia Viva, si fa portavoce di una città intera - prima nella redazione del Giornale di Brescia e poi davanti al pubblico della rassegna Castenedolo incontra - per far sì che la condanna a 30 anni di carcere per Toffaloni - se confermata in tutti i gradi di giudizio - possa non rimanere sulla carta, ma diventare anche esecutiva.
Ad oggi una sfida impossibile considerando che la Svizzera dove l’ex giovane di estrema destra veronese vive da 40 anni, ritiene il reato di strage prescritto e quindi ha già fatto sapere di non concedere l’estradizione per l’oggi 67enne Marco Toffaloni.
«È giusto che si facciano tutti i passi diplomatici con la Svizzera perché venga assicurato il diritto dello Stato Italiano di procedere nei confronti di questa persona. La Repubblica italiana lo deve alla città di Brescia e alle famiglie delle vittime. Il fatto che sia passato tanto tempo non può giustificare». Il senatore toscano è pronto a fare il primo passo: presentare un’interrogazione parlamentare direttamente alla premier Giorgia Meloni.
«Non mi metterei mai a dire che Toffaloni era un neo fascista. Voglio sperare che Giorgia Meloni utilizzi lo stesso impegno che ha messo in altre vicende. Lo deve alla città di Brescia ferita al cuore da una vicenda che è vero che ha più di 50 anni, ma che è comunque viva nel cuore della memoria collettiva».

E per Renzi «non è immaginabile che una persona ritenuta dalla giustizia italiana quella che ha messo la bomba nel cestino di Piazza Loggia possa farla franca solo perché ha cambiato Paese, nome e residenza. Lo Stato italiano non può permetterselo».
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