Cronaca

Strage, l'accusato in aula: «In quei giorni eravamo sulle colline veronesi»

Paolo Marchetti si è difeso dall’accusa di aver piazzato la bomba, che non più tardi di 15 giorni fa gli ha mosso suo cognato Gianpaolo Stimamiglio
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

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In aula parla Marchetti

«Non eravamo a Brescia il giorno della strage, perché in quei giorni eravamo sulle colline veronesi con un monaco di Ananda Marga». Si è difeso così Paolo Marchetti dall’accusa di aver piazzato la bomba in piazza Loggia che non più tardi di 15 giorni fa in aula, al processo per la fase esecutiva dell’attentato, gli ha mosso suo cognato Gianpaolo Stimamiglio.

Marchetti non è riuscito a spiegare con argomenti credibili perché si sia ricordato solo ora di quella circostanza, non ha saputo dire le generalità del monaco incontrato tra il 26 e il 28 maggio, né dire con precisione il luogo dove si sarebbe tenuto quel seminario, nè tanto meno l’identità del proprietario della villetta che avrebbe ospitato quella due giorni dedicata all’esoterismo di ispirazione orientale.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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