Stipendi fermi e potere d’acquisto in picchiata: è allarme carovita

L’aumento dell’inflazione «congela» la crescita, pur lieve, delle retribuzioni in città e in provincia
Un ragazzo alla ricerca del lavoro migliore - Foto Ansa/Dba/ Franco Silvi © www.giornaledibrescia.it
Un ragazzo alla ricerca del lavoro migliore - Foto Ansa/Dba/ Franco Silvi © www.giornaledibrescia.it
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Gli stipendi dei bresciani crescono. E questa è la prima buona notizia. Peccato che si insinui in un oceano di scenari meno positivi.

Secondo le dichiarazioni fiscali presentate nel 2024 relative all’anno precedente (l’ultimo disponibile) il reddito dei lavoratori in provincia è cresciuto di quasi 1.200 euro in dodici mesi. Passando dai 23.364 ai 24.587 euro pro capite, l’aumento annuale lordo supera il 5%. Una percentuale, certificata dal Dipartimento delle Finanze, che comunque non impressiona, specie se paragonata allo scenario lombardo. Perché i redditi di casa nostra crescono meno di quelli di Sondrio, di Milano, di Lecco, di Monza e Brianza. Non solo, perché l’entità degli stipendi va interpretata al contesto storico, sociale, economico. E se si prende a riferimento il 2018, il confronto è sconfortante. Dal 2018 al 2023, infatti, i redditi medi (lordi) dei bresciani sono cresciuti di circa il 13%. Ma nel frattempo ci sono state una pandemia, una crisi energetica, una guerra (anche) commerciale e, ultima in ordine cronologico, l’inflazione.

L’inflazione

Eccolo, il convitato di Pietra che cambia la vera pelle ai redditi: l’inflazione corre su altri binari e tra il gennaio del 2018 e il gennaio 2024 è cresciuta di quasi il 18%. Di conseguenza, il denaro effettivo nelle tasche dei bresciani perde sempre più valore. E difatti quegli oltre 3mila euro che vengono guadagnati in più rispetto a sei anni fa valgono il 15% in meno. Peggio che azzerati.

Stipendi più corposi, insomma, ma solo sulla carta. Consola soltanto la progressione costante della crescita (eccezion fatta per l’annus horribilis del Coronavirus): basti pensare che nel 2021 la media dei redditi lordi si attestava a 23.364 e nel 2019 a 22.544. Unica parentesi il 2020, quando la cifra media era crollata a 22.007 euro.

Il focus

Secondo i più recenti dati diffusi dall’Inps, invece, è possibile scavare anche nel dettaglio delle attività economiche: così emerge che ad aver registrato mediamente un incremento degli stipendi nel 2023 rispetto al 2022 sono i lavoratori delle costruzioni (9,1%), delle attività immobiliari (8,7%), del trasporto e magazzinaggio (6,5%), delle attività scientifiche e tecniche (5,9%), dell’alloggio e della ristorazione (5,2%) e dello sport di intrattenimento e divertimento (4,8%).

Meno fortunati i lavoratori del comparto dell’energia che hanno perso il 2,9% del reddito rispetto all’anno precedente, quelli attivi nel noleggio e nelle agenzie di viaggio (-2,8%) e coloro che operano come personale domestico (-2,6%). Nel commercio all’ingrosso e al dettaglio e nella riparazione di veicoli si registra infine un +3,2%, così come nei servizi di informazione e comunicazione ci si attesta al +3,5%.

Una seconda buona notizia, forse persino più rilevante della prima, va trovata invece nel numero complessivo dei contribuenti. Nel confronto fra le dichiarazioni prodotte nel 2023 e quelle dell’anno precedente questo dato aumenta nettamente: arrivano a quota 927.113 superando i 913.863 del 2022. Tornando al confronto con sei anni fa, nel 2018 erano solo 888mila.

Oggi ci si avvicina a sfiorare il milione di lavoratori, in una provincia dove, secondo l’ultimo bilancio Istat, risiedono un milione 266mila 138 persone. 

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