Tre anni scarsi sono stati più che sufficienti per capire che non c’era futuro, l’idillio tra il parroco e la sua comunità di Castegnato non è mai sbocciato, di più: le fatiche iniziali, anziché sopirsi, sono diventate fratture insanabili. E così, nei giorni scorsi, don Duilio Lazzari ha messo la parola fine: «Basta, me ne vado», ha annunciato ufficialmente ai suoi fedeli. Che in parte gli sarebbero tutt’altro che fedeli, almeno stando alla lettera scritta da un gruppo di sostenitori del sacerdote e che gira forsennatamente di telefono in telefono.
Le accuse
Perché nel terzo millennio le chiacchiere di sacrestia (ferocissime, maliziose e spietate da sempre) trovano nelle chat di WhatsApp terreno fertile. Nel mirino della missiva la «Corte Parrocchiale, il Volontariato dell’Oratorio», definito «Caporalato chiuso, diffidente e Santo Subito», persone che «non si adeguarono ad una figura autorevole e decisa che, in qualche modo, potesse costituire una minaccia al loro motto: comando, dispongo e posso». Accuse che, lette e rilette, tengono banco da giorni. Perché se l’arrivo di un nuovo parroco da sempre crea tensione tra la vecchia guardia (che si sente defraudata del «potere») e quella nuova (che vede nel nuovo pastore della comunità l’occasione per una rivincita a volte attesa per decenni), è anche vero che a Castegnato si deve essere passato il limite.
No comment
Il parroco da par suo non commenta (almeno ufficialmente); la lettera è finita (integralmente) anche sulle pagine del settimanale diocesano La Voce del popolo, «i sacerdoti che ci sono stati affidati hanno bisogno della nostra stima e della nostra collaborazione», è la risposta del direttore Luciano Zanardini, che riassume (ovviamente) la posizione della Diocesi. Ma don Lazzari ormai ha deciso e quindi resterà soltanto fino all’arrivo del successore, probabilmente nel giro di nomine che il vescovo Pierantonio Tremolada farà in giugno.
La lettera
La collaborazione di cui parla Zanardini (o meglio, l’assenza di collaborazione) è tra le questioni centrali; la «Corte Parrocchiale» avrebbe fin da subito boicottato, in modo «silente e becero», il parroco «anziché confrontarsi in modo critico e costruttivo, che avrebbe potuto portare a una collaborazione proficua per tutti, lo hanno messo in condizione di cedere e andarsene». Tutto questo perché «il suo ingresso fu preceduto da giudizi e pregiudizi, si vociferava avesse un pessimo carattere, poco servile e molto deciso».
Dopo le accuse, ecco la difesa per don Duilio, «un sacerdote che con parole semplici, dirette, a volte forti, ha saputo aprire mente e cuore, ha portato la carezza di Dio ai malati (cosa mai avvenuta prima), ci ha messo la faccia suonando i campanelli delle case, anche di quelle che non gli hanno aperto». E qui si percepisce tutta quella non simpatia che serpeggia purtroppo troppo spesso tra volontari che gravitano tra canoniche e oratori. Fortunatamente non è sempre così, ci mancherebbe, ma così è a Castegnato.
Intanto in questi giorni si festeggia il patrono san Vitale, sperando che almeno lui riesca a portare un po’ di serenità.




