Scontri dopo Brescia-Cosenza: condanne per 33 anni di carcere
Si è chiuso con 34 condanne per complessivi 33 anni di carcere, con pene che vanno da un minimo di sei mesi ad un massimo di due anni e tre mesi di reclusione, ma anche con sei assoluzioni il processo, celebrato in abbreviato, per una parte degli imputati chiamati a rispondere dei disordini e degli scontri che erano seguiti alla partita giocata al Rigamonti il primo giugno del 2023 e che aveva sancito la retrocessione della squadra sul campo in serie C. Una circostanza che poi non si era concretizzata per via dell’uscita di scena, nel corso dell’estate, della Reggina e la conseguente riammissione del Brescia in serie B, per mano del consiglio di Stato.
Messe alla prova
Nelle ore immediatamente successive all’invasione di campo che avvenne pochi minuti prima del triplice fischio, ma anche dei parcheggi interni dello stadio, con scontri con le forze di polizia, quattro persone erano state arrestate. Le loro posizioni sono state stralciate e seguiranno strade processuali differenti. Il gup Federica Brugnara ha anche accolto numerose richieste di messa alla prova: sono in tutto cinquantuno i tifosi che hanno chiesto di poter chiudere il loro conto con la giustizia attraverso lo svolgimento di lavori socialmente utili. Per loro l’appuntamento davanti al giudice, per la verifica del corretto svolgimento della map, è a gennaio del prossimo anno. Sono invece tre quelle che hanno chiesto e ottenuto la possibilità di patteggiare. Due infine le posizioni stralciate.

Verso il sipario
Nonostante l’evidente diversificazione del verdetto, la decisione del giudice accredita la ricostruzione dei fatti e delle responsabilità per come presentata dal sostituto procuratore Carlotta Bernardini. E di fatto avvicina, e di parecchio, il sipario su una delle più brutte pagine della storia sportiva della provincia.
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