Salario minimo, un bresciano su 10 guadagna meno di 9 euro l’ora

Ma, in generale, gli stipendi medi bresciani sono «troppo bassi». Francesco Bertoli (Cgil): «Chi frequenta stage o riceve dei voucher prende ancora meno»
Nove euro all'ora non bastano © www.giornaledibrescia.it
Nove euro all'ora non bastano © www.giornaledibrescia.it
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«Definire il minimo non è definire il giusto». Le parole di Marco Menni, presidente Confcooperative Brescia, riassumono al meglio il senso della questione: è giusto che venga introdotto il salario minimo per legge? E ancora: 9 euro all’ora può essere considerata una cifra corretta? O, a forza di discuterne lasciando trascorre il tempo, è una cifra già erosa dal costo della vita ancor prima di introdurla?

Le cifre

Con salario minimo si intende la paga più bassa che, per legge, può essere conferita ai lavoratori. Il salario minimo può essere istituito in relazione all’ora, al giorno, alla settimana o all’anno. In Italia non è attualmente previsto, anche se un fondamento costituzionale di una legge sul salario minimo può essere ritrovato nell’articolo 36, che sancisce il diritto del lavoratore a una retribuzione adeguata. Il dibattito sull’introduzione del salario minimo è aperto da tempo senza ancora essere arrivato a nulla di concreto.

Nel Bresciano sono circa 549mila gli occupati, di questi 432mila sono i lavoratori dipendenti. Quattrocentomila sono coloro che operano nel settore privato, la retribuzione media è di 11,7 euro lordi all’ora; nel pubblico è di 15,3 euro. Non è facile individuare quanti lavoratori abbiano una paga inferiore ai 9 euro lordi, le stime di Cgil parlano del 10% dei dipendenti privati, quindi verosimilmente stiamo parlando di circa 50mila persone.

Gli industriali

Il sistema Confindustria Brescia conta 65.000 dipendenti su circa 1.300 aziende associate. «Dal punto di vista confindustriale i contratti prevedono paghe superiori a quanto previsto da un ipotetico salario minimo – spiega Roberto Zini, vicepresidente di Confindustria Brescia –, la questione ci interessa però a livello globale. È inutile negare che la tematica non esista: ci sono delle categorie di lavoratori che non arrivano al minimo salariale e dal punto di vista della nostra responsabilità sociale nei confronti del territorio questo è un problema. A volte si ripercuote anche in termini di concorrenza sleale con le aziende».

C’è poi anche la questione del lavoro sommerso. «C’è un’Italia a due velocità – prosegue –. Da una parte lavoratori tutelati da contratti regolari stipulati, ad esempio, con aziende che fanno riferimento a Confindustria; dall’altra esiste un lavoro non gestito, un tema di lavoro nero che è giusto denunciare e anche una questione di dumping contrattuale». Ovvero l’applicazione di contratti di lavoro firmati da organizzazioni datoriali e sindacali scarsamente rappresentative del settore, sottoscritti con una precisa finalità: fare concorrenza alle aziende più virtuose e rispettose delle regole, attraverso la riduzione dei costi.

Una manifestazione promossa dal Movimento 5 stelle -  Foto Ansa/Fabio Frustaci © www.giornaledibrescia.it
Una manifestazione promossa dal Movimento 5 stelle - Foto Ansa/Fabio Frustaci © www.giornaledibrescia.it

Spiega Zini: «Ci sono 900 contratti che possono essere registrati con estrema facilità: non va bene, perché è un gioco sempre al ribasso. Molto spesso si fa di tutta l’erba un fascio, ma ci sono delle imprese che vanno nella direzione della legalità, del giusto salario e del welfare, e c’è chi abbandona un dipendente con il braccio tagliato: una cosa che grida vendetta agli occhi di Dio». C’è poi la tematica del lavoro giovanile: «Noi lo diciamo: va pagato di più. Si deve ragionare in termini di legalità, ma anche di salario per i giovani».

E chi è sotto i 9 euro? «I vigilanti hanno un contratto nazionale che è al di sotto del salario minimo. Fanno riferimento a noi, ma è una questione contrattuale che riguarda la categoria. Per aumentare il salario di questo personale servirebbe che i clienti, molto spesso grandi banche, fossero disposti a pagare un po’ di più. Tutti noi dovremmo essere disponibili ad aumentare gli stipendi anche per chi lavora nei servizi».

Il sindacato

Passando invece sul fronte sindacale, Francesco Bertoli, segretario generale Cgil Brescia, «per avere i dati certi servirebbe un lavoro immane, ma tra i lavori contrattualizzati più o meno uno su dieci è al di sotto della soglia dei 9 euro. La questione però è più ampia. Se si considera l’inflazione è impensabile concepire che 9 euro possano bastare: bisognerebbe dunque alzare la soglia minima rispetto alle proposte che sono state fatte inizialmente»;e ancora: «Tutte le persone che frequentano stage o vengono pagate con i voucher non rientrano in questo conteggio, ma sono pagati ancora meno: sostanzialmente lavorano gratis».

Le cooperative

«Definire il minimo non è definire il giusto – sottolinea Marco Menni, presidente Confcooperative Brescia –. Noi siamo per il giusto compenso, ecco perché esprimiamo perplessità sul salario minimo. Certamente si rende necessario rivisitare i compensi di chi lavora al fianco del pubblico, perché l’inflazione è stata penalizzante negli ultimi due anni e riallineare il potere d’acquisto risulta importante».

Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni durante una conferenza stampa lo scorso anno - Foto Ansa/Fabio Frustaci © www.giornaledibrescia.it
Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni durante una conferenza stampa lo scorso anno - Foto Ansa/Fabio Frustaci © www.giornaledibrescia.it

Oggi in Italia il 98% ha un contratto applicato, riconosciuto e approvato dai sindacati, «l’obiettivo deve quindi essere quello di applicare contratti riconosciuti a tutti i lavoratori – prosegue Menni –. Per quanto riguarda la cooperazione sociale, il contratto rinnovato quest’anno prevede un +15% del compenso in tre anni ma dal momento che molte cooperative lavorano con committenti pubblici oggi il rapporto tra imprese e amministrazione pubblica risulta più difficile che in quello col privato.

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