Non è una malattia, ma una sindrome (ossia un complesso di sintomi). Il burnout, lo stress cronico associato al contesto lavorativo, può però essere un fattore di rischio di una condizione patologica caratterizzata da ansia, depressione e insonnia. A farlo notare è il prof. Antonio Vita, direttore del dipartimento di Salute mentale e delle dipendenze del Civile e docente ordinario dell’Università di Brescia.
I tre elementi da tenere monitorati
I tre elementi che caratterizzano la sindrome sono: «L’esauribilità, definibile come la perdita di energia fisica e mentale tale da portare la persona a sentirsi esausta; il senso di distacco che si matura nei confronti del proprio lavoro arrivando a percepirlo negativamente e a criticarlo. E, terzo elemento, la perdita di efficienza e rendimento con conseguenze importanti sui risultati». Ciò che generalmente ne deriva è un «circolo vizioso»: si lavora male, calano ancora di più le occasioni di gratificazione, peggiorano le relazioni con i colleghi e gli utenti, si creano maggiori situazioni conflittuali, si percepisce frustrazione.



