CronacaBassa

Rapito e picchiato: l’estorsione fallisce per un divieto di sosta a Ghedi

Tre persone di origine indiana hanno sequestrato, preso a sprangate, denudato e filmato un connazionale
Le armi e il denaro sequestrato - © www.giornaledibrescia.it
Le armi e il denaro sequestrato - © www.giornaledibrescia.it
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È stato un parcheggio maldestro a Ghedi a far saltare il piano. Mancava solo una firma e poi la vettura e tutti i risparmi custoditi su un libretto postale sarebbero passati di mano. E invece la vicenda, cominciata con un uomo rapito, picchiato con una spranga e filmato nudo, è finita con tre arresti.

Sono stati gli agenti della Polizia Locale di Ghedi i primi ad intervenire e mettere in crisi il piano per l’estorsione ma poi il contributo della Squadra Mobile della questura, di un loro agente fuori servizio, e infine dei carabinieri della stazione del paese e della Compagnia di Verolanuova hanno permesso di chiudere il cerchio.

Indagini

Le indagini sono ancora in corso, gli investigatori della Polizia di Stato vogliono capire in quale contesto sia maturato il sequestro di persona e se ci siano state precedenti tensioni tra la vittima e quelli che sono diventati i suoi aguzzini.

Tutto è iniziato giovedì scorso, 8 gennaio, nel pomeriggio. Tre persone, tutte di origine indiana e da anni residenti tra le province di Brescia e Mantova, che hanno 26, 28 e 29 anni, hanno prelevato un loro connazionale di 27 anni e lo hanno sequestrato e torturato per ore.

La prigionia

Per tutta la notte e la mattina successiva lo hanno trasferito da uno stabile all’altro nella bassa mantovana e nel bresciano, incappucciandolo, minacciandolo con delle armi da fuoco, colpendolo più volte con una spranga, denudandolo e filmandolo. Il tutto, a loro dire, per impossessarsi della sua auto, una lussuosa Range Rover, e dei fondi depositati su un libretto di risparmio.

Proprio su queste circostanze, su quale fosse il reale obiettivo del raid e sulla provenienza del denaro si concentrano le indagini. La mattina successiva i tre aguzzini avevano convinto la vittima, e la madre di lui, ad andare in posta per ritirare la somma, definita ingente, che aveva depositato su un libretto postale su cui anche la donna, che ha 54 anni, aveva la firma.

La svolta

Il gruppo si è mosso con l’auto della vittima, probabilmente con l’intento di fuggire con auto e contati appena conclusa la transazione.

Davanti alla posta però hanno parcheggiato in divieto e, una pattuglia di passaggio della Locale l’ha notata. Gli agenti sono entrati nell’ufficio e hanno chiesto di chi fosse. Il proprietario si è fatto avanti, offrendosi di spostarla e, mentre usciva ha sussurrato agli agenti che le due persone che erano con lui lo volevano rapinare. Nel frattempo nel parcheggio è transitato un agente della questura, libero dal servizio, che nel salutare i colleghi della Locale ha capito che qualcosa non andava, si è fermato con loro e ha allertato la Mobile.

In pochi minuti anche i carabinieri sono arrivati sul posto. Tutti i soggetti sono stati identificati: nelle tasche di uno dei rapitori sono stati trovati i telefoni cellulari della vittima oltre a due pistole e diverse munizioni.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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