Sabato 16 maggio, sarà possibile camminare per le vie di Mompiano compiendo un breve viaggio a ritroso negli anni in cui il quartiere cittadino era un comune autonomo, con un sindaco e una propria sede amministrativa. Alle 15.30 partirà infatti dalla Fonte di Mompiano la visita guidata promossa dalla Pro Loco (partecipazione gratuita, con obbligo di prenotazione al numero tel. 347.8744018) che aprirà ai cittadini le porte dell’edificio – oggi proprietà privata – dove il primo cittadino e la giunta di Mompiano svolgevano le loro mansioni.
Leggende e racconti
A guidare nel percorso sarà Giovanni Raza, appassionato di storia e di folklore narrativo, autore di libri su racconti e leggende locali: temi di cui proprio lui, domani alle 20.30, parlerà in una conferenza su «Ignobili gnomi, spavaldi spettri e frivole fate», in programma alla Disciplina di San Cristoforo, sempre a Mompiano. La frazione acquisì l’autonomia nel maggio 1816, quando il governo austriaco istituì 5 nuovi comuni suburbani: San Bartolomeo, Fiumicello-Urago, San Nazzaro, Sant’Alessandro e appunto Mompiano.
Il comune aveva una notevole estensione, arrivando in città fino a Porta Pile e includendo Costalunga, una parte del monte Maddalena e il colle San Giuseppe. Gli abitanti erano circa 2.500, distribuiti in cinque contrade: Ambaraga, Sant’Antonio, Piazza, Monte Denno e Fontane, il centro amministrativo dove sorge, accanto alla fonte, la casa che fu l’ultima e più ampia sede del municipio mompianese.

«La vista dal piano superiore del palazzo – racconta Raza – dava sul laghetto della fonte, e intorno ad essa gravitavano anche la condotta medica e la scuola elementare. L’intera contrada è segnata dall’acqua: tutta la toponomastica fa riferimento a un terreno costantemente allagato, pian piano bonificato dai frati e assegnato a varie aziende agricole. Oltre alla fonte, passava di qui l’antico acquedotto romano. Gli amministratori del comune controllavano le risorse idriche della città».
L’aspetto attuale della vecchia sede comunale risale al XVIII secolo: «Entreremo nel cortile interno – spiega Raza – e sotto il portico si potrà vedere un trompe l’oeil di ambientazione lacustre. Dallo scalone saliremo al piano nobile, dove si aprono ampie stanze. Non sappiamo se fossero affrescate perché la struttura ha subìto molti rimaneggiamenti». L’ultimo sindaco che sedette in questi ambienti fu dal 1864 Paolo Riccardi, un innovatore dei metodi di coltivazione: nel 1875 contribuì a fondare la Scuola di agricoltura della Bornata, il futuro Istituto agrario Giuseppe Pastori, e fu tra i fondatori del Credito Agrario Bresciano, che presiedette dal 1898 al 1908.
La protesta
Nel 1880 terminò la vita autonoma del comune, con l’accorpamento a Brescia. Spulciando gli scritti di ricercatori bresciani come Emilio Guzzoni – che alla storia di Mompiano ha dedicato un volume – e Franco Nardini, si apprende che la comunità non fu per nulla contenta del cambiamento. Il sindaco Riccardi firmò una «circostanziata e lunga protesta», nella quale si osservava, tra l’altro, che era proprio l’esteso «buon terreno» coltivato presente nel comune a stuzzicare «l’appetito degli amministratori cittadini», bramosi di «mettere le mani in saccoccia ai contribuenti rurali». La nuova condizione, tuttavia, avrebbe portato anche vantaggi. Nel 1882 arrivò a Mompiano il primo tram a cavalli su rotaie, nel 1890 il telefono, nel 1904 l’elettricità. Era cominciata un’altra epoca.



