Il bresciano Caccia: «Provvedimento su Mediterranea inumano e illogico»

Beppe Caccia è capomissione sulla nave a cui è stato imposto il fermo: dopo aver salvato 10 persone, ha disatteso le disposizioni delle autorità sul porto di sbarco
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Fermo per la nave di Mediterranea, Caccia: "Inumano"
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Le autorità italiane hanno imposto il fermo amministrativo alla nave Mediterranea della ong Mediterranea Saving Humans. L’imbarcazione sabato scorso dopo aver soccorso 10 persone ha disatteso le disposizioni delle autorità italiane sul porto di sbarco, che doveva essere quello di Genova. Poiché si trovava nei pressi di Pantelleria, ha puntato invece su Trapani dove sono state fatte sbarcare le persone.

Beppe Caccia

Il capomissione della nave Mediterranea, il bresciano Beppe Caccia
Il capomissione della nave Mediterranea, il bresciano Beppe Caccia

«È un provvedimento inumano, inaccettabile e persino irrazionale». Così da Trapani parla il bresciano Beppe Caccia, capomissione a bordo della nave Mediterranea dell’omonima ong. Il provvedimento è effetto del decreto Piantedosi, che già in passato ha colpito decine di organizzazioni non governative e che è al centro di un vero e proprio scontro tra il governo Meloni e chi salva migranti in mare.

A bordo della nave ci sono dieci migranti che sono stati salvati la notte del 21 agosto nel Mediterraneo centrale, mentre rischiavano di annegare. Tra questi anche tre minori non accompagnati. «Erano stati scaraventati in mare con violenza, a colpi di calci e pugni dai trafficanti che li stavano trasportando – spiega Caccia –. Solo l’intervento del nostro team di soccorso ha consentito di strappare da morte certa questi ragazzi, ce la siamo cavata per pochi secondi».

«La cosa giusta»

Per Mediterranea Saving Humans, però, era impossibile arrivare fino a Genova. «Questi ragazzi erano già provati dalla permanenza in Libia. Portano sulla loro pelle e nell’anima le cicatrici della detenzione nei campi di concentramento, delle violenze e delle torture subite. E poi erano traumatizzati dall’esperienza della violenza subita in mare. Era impossibile imporre altri cinque giorni di navigazione fino a Genova. Abbiamo fatto semplicemente la cosa giusta da fare disobbedendo ad un ordine ingiusto e seguendo il diritto internazionale e quello marittimo, ma soprattutto le leggi dell’umanità».

Ieri mattina, però, a bordo è stato notificato il verbale che prevede una sanzione di 10mila euro e il fermo della nave (del quale non si conosce la durata, verrà decisa dal prefetto di Trapani).

«Noi saremmo già pronti per una nuova missione di soccorso – conclude il capomissione bresciano – e i tragici naufragi registrati recentemente al largo di Lampedusa dimostrano la necessità di una costante attività, che dovrebbe essere fatta dalle autorità europee. Invece il Mediterraneo centrale è costellato da mancati interventi e da stragi che si sarebbero potute evitare. E colpisce che proprio chi potrebbe invece salvare queste persone è oggetto di provvedimenti autoritari che lo impediscono». Antonio Borrelli

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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