«Agenti di comunità» più vicini ai bresciani: parte il progetto

Otto macro zone della città verranno presidiate da tre pattuglie, coordinate da un ufficiale, che interagiranno più facilmente con i cittadini: l’obiettivo è migliorare la percezione di sicurezza
Da gennaio sono operativi venti nuovi agenti
Da gennaio sono operativi venti nuovi agenti
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Dopo tre mesi di sperimentazione entra in vigore ufficialmente il nuovo progetto «Agenti di comunità», con l’obiettivo di garantire una maggiore vicinanza ai cittadini sul territorio, fornire una più rapida risposta alle necessità di presidio, controllo, prevenzione, contrasto e per migliorare la percezione di sicurezza.

Le macro zone

In città sono state così divise otto macro zone, costituite da circa tre o quattro quartieri ciascuna. A rotazione, ogni zona sarà presidiata da tre pattuglie, coordinate da un ufficiale, che potranno facilmente interagire con i cittadini – per necessità, indicazioni o segnalazioni – sia a piedi sia in macchina, ampliando così l’area di intervento. Il centro storico e l’area della stazione, cuori pulsanti della città, saranno comunque sempre monitorati, indipendentemente dalla rotazione delle zone.

Dopo l’inserimento del progetto nel Documento Unico di Programmazione 2024/2028, a settembre sono stati assunti 20 agenti che, dopo 159 ore di formazione e un periodo di affiancamento, sono operativi da gennaio 2026.

Due agenti in un esercizio commerciale
Due agenti in un esercizio commerciale

La suddivisione

Questa la suddivisione: zona nord 1 (Sant’Eustacchio, San Bartolomeo, Borgo Trento e Casazza), zona nord 2 (Mompiano, San Rocchino – Costalunga, Villaggio Prealpino – Stocchetta e Crocifissa di Rosa), zona ovest 1 (Chiusure, Urago Mella, Villaggio Badia e Villaggio Violino), zona ovest 2 (Fiumicello, Primo Maggio e Porta Milano), zona sud 1 (Chiesanuova, Folzano, Fornaci e Villaggio Sereno), zona sud 2 (Don Bosco, Lamarmora e Porta Cremona – Volta), zona est 1 (Porta Venezia, Caionvico e Sant’Eufemia) e zona est 2 (Sanpolino, Bettole – Buffalora, San Polo Case, San Polo Cimabue e San Polo Parco).

«Il servizio di Unità territoriale già garantiva una presenza nei quartieri – commenta l’assessore Valter Muchetti – ma abbiamo voluto incrementare questo servizio, che è innovativo perché si basa su uno studio che abbiamo fatto a partire da esposti, denunce e risposte da parte di chi si è rivolto al front office della Polizia locale. E in questi tre mesi abbiamo avuto già riscontri positivi».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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