Il professore non vuole andare in pensione: il giudice gli dà ragione

Non vuole smettere di insegnare. E per farlo si è rivolto al giudice. Protagonista è Franco Manni, docente di Storia e Filosofia al liceo scientifico liceo Leonardo di Brescia, che ha ottenuto un primo via libera nel ricorso contro il pensionamento previsto per il prossimo settembre, al compimento dei 67 anni. Il caso è raccontato da Il Giorno e il Corriere della Sera.
La decisione del Tar
Il giudice del lavoro del Tribunale di Brescia ha infatti annullato il decreto di collocamento a riposo, chiedendo all’amministrazione scolastica di rivalutare la posizione del docente con un’istruttoria più approfondita. In sostanza, sarà necessario verificare se esistano le condizioni per consentirgli di restare in servizio.
Manni insegna dal 1986 e rivendica con convinzione la propria scelta: «È la mia missione». A spingerlo non è solo la passione per l’insegnamento, ma anche la consapevolezza di poter dare ancora un contributo. Lo dimostrano – racconta – le numerose conferenze seguite da studenti ed ex studenti, segno di un legame che va oltre l’aula.
La novità
Al centro del ricorso c’è una novità normativa introdotta con la Legge di Bilancio 2025, che apre alla possibilità per le pubbliche amministrazioni di trattenere in servizio i dipendenti fino a 70 anni. Una possibilità che, secondo la difesa del docente, poteva essere applicata anche al comparto scuola.
«Il professore aveva manifestato piena disponibilità a proseguire – spiega il legale Cristiano Pellegrini Quarantotti – ma l’istituto aveva escluso questa opzione ritenendo la norma non applicabile in assenza di decreti attuativi». Una lettura che il giudice ha ritenuto non corretta, accogliendo il ricorso. Ora la decisione torna all’amministrazione scolastica, chiamata a riesaminare il caso.
Per il professor Manni, però, il punto è già chiaro: lasciare la cattedra oggi, sostiene, significherebbe disperdere un patrimonio di esperienza. Non solo umano, ma anche professionale.
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