Si è svolto questa mattina il sopralluogo della Corte di Assise di Brescia impegnata nel processo in cui Roberto Zorzi è imputato per la fase esecutiva della strage di piazza Loggia, nella mansarda di via Aleardi in cui, secondo Ombretta Giacomazzi, superteste in questa nuova fase processuale sull’attentato neofascista del 28 maggio 1974, Silvio Ferrari incontrava esponenti delle forze dell’ordine e dei servizi segreti e sviluppava le fotografie degli incontri segreti che avvenivano anche in caserma e uffici militari. Giacomazzi, figlia dei proprietari di una pizzeria frequentata in quegli anni da giovani di destra, ha spiegato già durante le indagini di avere avuto una relazione con Silvio Ferrari, che morì il 19 maggio 1974 per l’esplosione di una bomba che stava trasportando sul pianale della Vespa.
La testimonianza
Il sopralluogo è stato preceduto dalla testimonianza, all’aperto davanti al portone e sotto la pioggia, del generale Giraudo che ha raccontato come le sue indagini abbiano portato a individuare la mansarda e perché, secondo il consolidato modus operandi dell’intelligence, «è credibile che ambienti dello Stato l’avessero messa a disposizione di Silvio Ferrari». Il neofascista in quell’immobile avrebbe incontrato forze dell’ordine mandate dall’allora capitano dei carabinieri Delfino, inquirenti e sviluppato fotografie in un bagno trasformato in una camera oscura e incassava denaro per consegnare le buste con le immagini sviluppate.

Il sopralluogo ha confermato i ricordi di Giacomazzi, in merito alla struttura, nonostante l’appartamento sia attualmente in ristrutturazione, in particolare per quello che riguarda la finestra, la presenza della terrazza e dello spazio, all’epoca cucinotto, in cui venivano sviluppate le fotografie.




