La piscina di Gardone Valtrompia è un salasso: appello per salvarla

Gardone si trova a sostenere costi che vanno ben oltre i confini comunali. Sul suo territorio insistono strutture frequentate quotidianamente da cittadini, studenti e utenti provenienti da tutta la Valtrompia e anche oltre, ma il peso economico della loro gestione ricade quasi interamente sul Comune. È da questa constatazione, messa in evidenza dal sindaco Giuliano Brunori, che ha preso avvio in Consiglio comunale il confronto sul futuro della piscina comunale «Atleti azzurri d’Italia», oggi diventata «un vero e proprio buco nei conti dell’ente».
Non un caso isolato
L’impianto natatorio è solo uno degli esempi di una concentrazione di servizi a valenza sovracomunale presenti a Gardone: dalle caserme dei Carabinieri e della Guardia di finanza alle scuole fino agli uffici dell’Ats.

Servizi utilizzati quotidianamente da utenti e studenti provenienti da tutta la valle la cui gestione e i cui costi restano in gran parte in capo al solo Comune ospitante. Una situazione che, in un contesto di risorse sempre più ridotte e di trasferimenti statali in calo, diventa sempre meno sostenibile.
Il peso sui conti pubblici
Nel caso della piscina, «il Comune di Gardone versa ogni anno circa 200mila euro per garantire il pareggio di bilancio al gestore, il Gam – spiega il primo cittadino –. La struttura non genera reddito e, anzi, pesa in modo significativo sui conti pubblici». Si tratta di un impianto datato, con quasi cinquant’anni di vita, mai oggetto di interventi strutturali in grado di ridurre i costi di gestione e i consumi energetici. Nata esclusivamente per l’uso scolastico al servizio della scuola Andersen, la piscina è oggi utilizzata da scuole e utenti di tutta la Valtrompia.
La richiesta d’aiuto
Insomma, una funzione profondamente cambiata nel tempo, senza però che siano cambiate le modalità di finanziamento. Per questo, l’Amministrazione comunale guarda ora a una ristrutturazione. Le ipotesi sul tavolo sono due: un intervento da circa 1,8 milioni di euro per l’efficientamento energetico, oppure un’operazione più ampia, comprensiva anche dell’adeguamento antisismico, che arriverebbe fino a 3,5 milioni di euro. In entrambi i casi sarebbe necessario ricorrere a un mutuo.
Resta così aperta una questione di fondo, sollevata, appunto, dal sindaco: è corretto che un solo Comune sostenga i costi di servizi utilizzati da un bacino territoriale molto più ampio? Secondo Brunori «occorre avviare una riflessione che coinvolga gli altri Comuni della valle, magari con la regia della Comunità montana». L’idea di fondo è che un contributo da parte di ciascuno potrebbe rendere sostenibile un servizio che va a beneficio di tutta la comunità triumplina.
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