Picchetti al Penny di Desenzano, condannati due sindacalisti

Le pressioni nei confronti della cooperativa non sono state normali attività sindacali ma tentativi di estorsione che hanno violato la libertà negoziale dell’azienda. E i picchetti davanti ai cancelli del polo logistico non sono stati un esercizio del diritto di sciopero ma atti di violenza privata.
Lo ha stabilito il tribunale di Brescia che ha condannato due sindacalisti, Alessandro Zadra e Laura Raffelli, a due anni di reclusione, con pena sospesa, per tentata estorsione e concorso in violenza privata e 17 operai a pene variabili tra i quattro e i sei mesi per violenza privata in relazioni ai blocchi all’accesso del polo logistico del gruppo Penny Market, gestito dalla cooperativa Servizi Associati, messi in atto da una trentina di lavoratori, in maggioranza pachistani, e da due sindacalisti, Zadra e Raffelli del SiCobas. In quel periodo ci furono diversi momenti di tensione e la Polizia aveva in più occasione schierato i reparti antisommossa per evitare che ci fossero contatti tra i lavoratori in sciopero e i camionisti esasperati dal blocco forzato.
La vertenza
Le ragioni dello stallo cui si era arrivati nell’autunno del 2019 arrivano da molto prima. Il commissariato della Polizia di Stato di Desenzano, allora diretto da Bruno Pagani, aveva minuziosamente ricostruito i fatti e la Procura, con l’Aggiunto Silvio Bonfigli, aveva aperto un fascicolo.
Nel 2015 infatti la cooperativa Servizi Associati aveva rilevato la gestione dell’impianto di Desenzano e, come previsto dalle norme di settore, aveva riassorbito i lavoratori già presenti. Molti di questi erano iscritti al SiCobas che per loro conto si è seduto al tavolo della trattativa chiedendo benefici, buoni pasto e pagamenti non regolari, che la nuova società non ha mai accettato.
Lo scontro
A quel punto in azienda era cominciato un boicottaggio da parte dei lavoratori che si riconoscevano in SiCobas che avevano deliberatamente rallentato il ritmo di lavoro. Nel frattempo i sindacalisti che ieri sono stati condannati facevano pressione su Penny Market perché rompesse il contratto con Servizi Associati, in cambio le proteste sarebbero cessate. L’azienda aveva commissionato una verifica che aveva evidenziato in effetti un calo della produttività nell’impianto e aveva mandato una revoca dell’appalto.
Nella trattativa che ne era seguita erano intervenuti anche i sindacati confederali ed erano emerse le irregolarità. A quel punto la coop aveva licenziato gli undici lavoratori che avevano deliberatamente rallentato il ritmo di lavoro e nelle settimane successive questi, insieme a diversi colleghi e ai due sindacalisti, avevano organizzato proteste e picchetti ai cancelli che avevano richiesto il costante intervento e presidio delle forze di polizia.
Nel lungo processo a carico di lavoratori e sindacalisti la difesa aveva sostenuto che le pressioni nei confronti dell’azienda fossero state messe in atto come legittima attività sindacale a tutela dei lavoratori mentre i picchietti ai cancelli solo normale esercizio del diritto di sciopero.
Il Tribunale ha accolto la ricostruzione di Polizia e Procura e condannato sindacalisti e operai. Assolti invece i 10 operai che avevano partecipato ad un solo presidio.
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