Pian Camuno, da 4 anni lezioni nell’aula container

Pian Camuno, in controtendenza rispetto al resto della nostra provincia (e anche dell’Italia), cresce. Più abitanti e, di conseguenza, più bambini nelle scuole. Nella sola frazione della Beata ce ne sono 80 alle elementari e 90 alla materna statale, per una realtà che conta circa 4.700 residenti totali.
In scatola
Le due scuole, che risalgono agli anni ‘50 e ‘70, sono obsolete, sottodimensionate, non adeguate dal punto di vista tecnologico e hanno problemi energetici, economici, impiantistici e sismico strutturali. Al punto che, nel 2020, il Comune ha realizzato un’aula esterna, utilizzando un container da cantiere. Doveva essere una soluzione temporanea, invece ancora oggi gli alunni sono costretti a turnare nel container per riuscire a fare lezione. Senza contare i problemi per la mensa e la palestra, che costringono i ragazzi a spostarsi. La soluzione, per la verità, l’Amministrazione l’aveva già individuata nel 2018: costruire un nuovo edificio, non troppo distante, dismettendo i due vecchi e raccogliendo elementari e materna.
Per il nuovo immobile è stato bandito, a inizio 2018, anche un concorso di idee, mentre a luglio 2018 è stato approvato il progetto definitivo per 3,5 milioni e presentata in Regione la domanda per partecipare a un bando per la costruzione del nuovo plesso. Da allora, a quanto pare, sono passate solo le promesse, mentre il Comune, ogni anno, è costretto a spendere risorse per tamponare le falle del vecchio edificio (solo la manutenzione del tetto è costata 60mila euro). Su consiglio della Regione, per avere più punteggio, è stato anche redatto il progetto esecutivo, per altri 130mila euro, ed è stato acquistato il terreno per 105mila. Nel frattempo, i costi sono esplosi, arrivando a oltre 8,5 milioni.
In attesa
«Dal 2019 abbiamo presentato 4 domande di finanziamento alla Regione – spiega il sindaco Giorgio Ramazzini –, ma senza risultati. In tutto abbiamo speso oltre 350mila euro per arrivare alla progettazione esecutiva, che ci è stata chiesta dalla Regione. Ora siamo a fine 2024 e tutto è fermo. Ci hanno consigliato di rivolgerci al Ministero, che ci ha dato un’ipotetica speranza di finanziarci a stralci funzionali. Ci siamo mossi con tutti, ho chiesto più volte all’assessore Tironi di venire anche solo a vedere, ma senza esiti. Il tutto a scapito di ragazzi e famiglie».
«Purtroppo non possiamo far nulla per l’edilizia scolastica statale – afferma Simona Tironi –, stiamo aspettando che il Ministero ci trasferisca le risorse e poi apriremo i bandi. Da quando sono in Regione non sono arrivati fondi, ho sollecitato più volte il ministro. Probabilmente arriverà qualcosa il prossimo anno, poi si dovranno fare bene i progetti».
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