Pesca sportiva: come sta il movimento a Brescia

Lo sgabello pieghevole appoggiato sul terreno alle prime luci dell’alba. Poca voglia di parlare e il desiderio di passare del tempo in solitudine. Sessant’anni passati già da un po’, il viso abbronzato e qualche ruga di troppo dovuta al sole. L’immagine del pescatore – decisamente poetica – che abbiamo in mente ha ormai poco a che vedere con il personaggio attuale, soprattutto di chi pratica l’attività come uno sport.
Sempre meno pescatori assopiti «all’ombra dell’ultimo sole» dunque e sempre più persone con canne in mano, stivali alti e guadino che con passione passano, da soli o in compagnia, momenti di divertimento, che spesso si trasformano anche in vere e proprie gare.
La Federazione provinciale
La pesca sportiva si divide in tre categorie: pesca di superficie, subacqua e dalla barca. Le varie tipologie in Italia fanno riferimento alla Fipsas (Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee) che conta in Italia 245mila tesserati e 3.500 società dislocate sul territorio. Tra queste c’è anche la sezione di provinciale di Brescia, nata alla fine degli anni Sessanta e attualmente presieduta da Antonio Frassine.
«In totale abbiamo circa 4.000 tesserati – spiega –: un numero che rispecchia il peso di Brescia all’interno della Regione, dove gli iscritti sono 45mila. Tra i nostri affiliati ci sono 840 ragazzi che hanno meno di 15 anni, mentre l’età media si aggira attorno ai 50 anni. Alcuni nostri frequentatori hanno superato gli 87 anni, mentre i più giovani si aggirano attorno ai 5-6 anni».

La Federazione è affiliata al Coni per quanto riguarda le competizioni internazionali, ma dipende dal ministero dello Sport per le attività didattiche, che la sezione di Brescia svolge con regolarità, nonostante l’età media sia, appunto, abbastanza alta. «Lo sappiamo, il pescatore tendenzialmente appartiene a due categorie: o sei un bambino oppure un pensionato – precisa Frassine –. Nella fase adolescenziale alcuni rimangono, ma superato questo periodo cambiamo gli interessi, che tendenzialmente vengono recuperati poi più avanti».
La sezione di Brescia attraversa ora una fase positiva, ma negli anni della pandemia ha vissuto momenti difficili, che hanno poi imposto un duro lavoro per tornare ai livelli pre-Covid, sia per quanto riguarda il numero di iscrizioni, che per la quantità di attività svolte.
«Senza dubbio quel periodo ci ha segnato, dandoci una grossa batosta per via dell’altissimo numero di malati e di morti», sottolinea il presidente provinciale, che aggiunge poi: «Nel 2021 la Comunità europea ha dato un’indicazione per supportare la transizione ecologica, invitando chi gestisce le acque a fare attenzione all’introduzione di nuove specie alloctone (che abitualmente non popolano l’area in cui vengono inserite, ndr). Il Governo pentastellato violentò questa direttiva, imponendo il non utilizzo delle specie alloctone risalenti a 500 anni fa: tutti siamo concordi nel dire che non possono esistere dati scientifici risalenti a cinque secoli fa e comunque l’ambiente al tempo era totalmente diverso rispetto a quello che conosciamo oggi. Questo ci ha toccato nella gestione dei salmonidi nelle tre valli e sul lago di Garda con la produzione del Lavarello o Coregone».
Tutto questo processo ha interessato in maniera più lieve l’attività agonistica. «Ogni anno a Brescia abbiamo campioni del mondo – conferma Frassine –: gli agonisti della provincia, fatto salvo le specialità del mare, sono presenti in tutte le discipline che la pesca riconosce, da quelle con la trota nelle valli, a quelle volte ai Ciprinidi in pianura».
Le attività della sezione
Negli ultimi tre anni la Fipsas ha però trovato un aiuto concreto nel ministero dello Sport e adesso la pesca a Brescia attraversa una fase di rilancio, sebbene la sezione provinciale gestisca complessivamente poche acque: il Naviglio grande bresciano, il Naviglio di Isorella, la roggia Santa Giovanna (in queste acque ogni anno vengono effettuate 7 semine di trote prontopesca per un totale di 30 quintali), il tratto di lago di Garda di Toscolano Maderno e tre laghi artificiali.
Il principale è quello di Roncadelle, in via del laghetto 1, che ospita anche la sede della sezione di Brescia ed è gestito direttamente da quest’ultima. Due anni fa è diventato un Centro didattico federale, che ha permesso di sviluppare progetti rivolti ai bambini e gli anziani. Ci sono poi il Lago Pizzol a Breno gestito dalla Sps Darfo e il Camorgia Lake gestito dalla Asd Camorgia sono convenzionati Fipsas.

«Nel 2022 abbiamo iniziato a lavorare all’interno delle scuole con l’avvicinamento alla pesca e l’educazione ambientale, attività garantite da istruttori federali, le guardie di pesca volontarie e le Gev (Gaurdie ecologiche volontarie) della provincia. Sono stati molto utili strumenti come le canne a lenza magnetica, i pesci con testa magnetica e le schede tecniche. I programmi si sviluppano su sei giorni all’interno della scuola e ci sono poi due uscite in esterna: una presso il nostro impianto per la pesca reale e una nel Parco delle Vincellate per l’educazione ambientale. I progetti si concludono poi con dei veri e propri corsi di pesca nel mese di giugno a Roncadelle».

Tutto questo ha permesso alla Fipsas Brescia di coinvolgere sempre più ragazzi fino ai quindici anni. Ma, come detto, la sezione ha avuto un occhio di riguardo anche per gli anziani e – sempre con il supporto del ministero – ha permesso a cinquanta over 60 in pensione di andare a pescare a Roncadelle in maniera totalmente gratuita per sei mesi nel 2023 e per cinque mesi nel 2024.
In quali acque pescare
In Italia per pescare in acque libere pubbliche è obbligatorio il pagamento di una tassa regionale (licenza di pesca tipo B) che in Lombardia costa 23 euro all’anno. Esiste poi anche una licenza A, per la pesca professionale, che viene rilasciata «al termine di uno specifico corso organizzato dalla Regione (dalla Provincia di Sondrio, per il territorio di sua competenza), superato un esame di idoneità, viene rilasciato un tesserino di durata decennale che, in caso di controlli, deve essere esibito insieme alla ricevuta di pagamento della tassa annuale di concessione».

Secondo le stime della Regione, in Lombardia il numero dei pescatori (che possiedono la licenza B) si attesta tra i 60 e 70mila. Essendo però una tassa che si può pagare in tutta Italia è difficile dare un’indicazione di quante siano effettivamente le persone che pescano sul territorio regionale ogni anno. Ci sono, ad esempio, molti turisti che vengono in Italia, sottoscrivono la licenza e si spostano tra le regioni.
Discorso diverso per i pescatori professionali (licenza A). In questo caso i pescatori operano sui laghi maggiori della regione e sono 31 sul lago di Garda, 30 sul lago d’Iseo (28 bresciani e 2 bergamaschi), uno sul lago d’Idro e un’ottantina sul lago di Como.

Oltre a questo, si può richiedere la tessera annuale della Fipsas, che permette di pescare in tutte le acque in concessione alla Federazione in Italia, al costo di 30 euro, ma quella per i giovani fino al compimento dei 15 anni costa 6 euro (La sezione oltretutto fornisce l’attrezzatura togliendo un costo importante ai genitori). A Brescia poi per tutti i pescatori che hanno compiuto i 75 anni l’iscrizione ha un costo di 15 euro.
Per gli agonisti c’è un’assicurazione aggiuntiva che costa 5 euro all’anno. La sottoscrizione può essere fatta online o in quindici negozi convenzionati in provincia: la lista è disponibile sul sito della Federazione.
Se un pescatore dovesse pescare solo in acque gestite dalla Fipsas potrebbe fare a meno di pagare la tassa governativa. «In Lombardia solo Brescia e Bergamo hanno poche acque gestite dalla Federazione – puntualizza Frassine –. Fatto salvo Sondrio, nelle altre provincie sono quasi tutte acque federali. La situazione, ad esempio, è identica in Veneto e in Emilia Romagna».

Il Lombardia non serve sostenere un esame per poter pescare (l’unica regione in Italia che lo prevede è il Trentino Alto Adige). «Questo a volte rappresenta una criticità – ammette il presidente provinciale –. Non riconoscere i pesci può portare a incorrere in verbali: ci sono specie che si possono prelevare e altre che invece devono essere rilasciate. Trattenere un pesce proibito è un problema importante».
Logicamente la quantità di pesci che si possono prelevare varia da zona a zona. Si deve sempre tenere in considerazione la legge regionale, da lì si possono poi effettuare delle modifiche solo restrittive. Concretamente: se la legge dichiara che il limite massimo di cattura è di 4 trote, il gestore di una determinata acqua può abbassare il numero o vietare totalmente il prelievo della specie, ma non può assolutamente permettere di pescare una quantità di pesci maggiore.

«Nell’impianto di Roncadelle vige il “no kill” (la modalità di pesca che prevede l'obbligo di rilasciare il pesce catturato, indipendentemente dalla tecnica di pesca utilizzata o dalla classificazione delle acque, ndr) – spiega Frassine –. Quando andiamo nelle scuole la prima cosa che insegniamo è come prendere il pesce, come trattarlo e come rilasciarlo affinché subisca meno stress e danni possibili».
La tutela dell’ambiente
La sezione di Brescia della Fipsas si rivolge con attenzione anche all’ambiente, non solo attraverso le attività didattiche rivolte ai ragazzi. «Abbiamo 22 guardie giurate, ovvero pubblici ufficiali, che rincorrono inquinamenti, sversamenti o chi cattura un numero di pesci non permesso – sottolinea il presidente Frassine –. L’educazione ambientale fino a qualche anno fa veniva totalmente ignorata, adesso nelle scuole è inserita in maniera quasi obbligatoria. Il nostro problema è trovare abbastanza istruttori per poter andare negli istituti che ci chiamano».

Tutti gli istruttori hanno svolto un corso, al termine del quale si deve sostenere un esame, da integrare poi con vari corsi di aggiornamento tenuti dal ministero. «L’impegno è notevole e trovare volontari che abbiano voglia di impegnarsi senza nessuna retribuzione su questa strada non è facile».
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