Cronaca

Pedopornografia: il prof di religione parlerà in aula l’8 luglio

La difesa ha chiesto il rito abbreviato condizionato all’ammissione di alcuni documenti. La Procura ha chiesto alcune controprove
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

L'aula di una scuola in città - Foto generica
L'aula di una scuola in città - Foto generica

Le richieste di accusa e difesa sono state accettate. Il destino processuale del professore di religione, e avvocato penalista di professione, arrestato nel giugno dello scorso anno per la detenzione di decine di migliaia di file pedopornografici e accusato anche di atti sessuali con minore per la relazione con una sua allieva, si deciderà il prossimo otto luglio davanti al Gup Matteo Grimaldi.

L’udienza

Nell’udienza che si è celebrata martedì mattina infatti il Gup ha accolto la richiesta, presentata dagli avvocati Giovanni Frattini e Domenico Servillo, di accedere al rito abbreviato condizionato all’ammissione nel fascicolo di una serie di documenti. Tra questi ci sarebbero le testimonianze di amici e colleghi dell’avvocato penalista e insegnante di religione ma anche una serie di valutazioni tecniche sul materiale, ritenuto pedopornografico da chi indaga, rinvenuto nei dispositivi elettronici del professionista 40enne oltre a materiale sulla relazione intrattenuta tra il docente e la sua allieva, studentessa in una scuola superiore della città.

Il sostituto procuratore Alessio Bernardi si è associato alla richiesta di abbreviato, condizionandola però anche all’ammissione di ulteriori documenti che, secondo la Procura, rafforzerebbero ulteriormente la tesi accusatoria.

L’arresto

Erano stati i genitori della ragazza, 16enne all’epoca dei fatti, a rendersi conto di quanto stava accadendo e denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine. Con la perquisizione che era stata disposta nei confronti del 40enne poi era emerso il materiale pedopornografico, decine di migliaia di file conservati nei dispositivi elettronici, e proprio sulla base di quei ritrovamenti era scattato l’arresto in flagranza di reato.

L’8 luglio si torna in aula. Quel giorno è previsto anche l’esame dell’imputato. L’avvocato nel corso del processo si è sempre dichiarato, con delle dichiarazioni spontanee, innocente. L’uomo è stato agli arresti domiciliari fino alla fine dello scorso anno. In questo periodo poi ha avviato un percorso di sostegno psicologico per sostenere il carico emotivo del processo e ha avuto, dice chi gli è vicino, il costante sostegno della moglie oltre che di amici e colleghi. Dopo la sua deposizione sono previste le discussioni e potrebbe anche arrivare la sentenza.

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