Cronaca

Pedopornografia, l’insegnante arrestato iscritto a canali con foto di bimbi

L’uomo, 40 anni, è ai domiciliari da giugno. Si indaga sulle gite scolastiche
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

L'ingresso del tribunale di Brescia - © www.giornaledibrescia.it
L'ingresso del tribunale di Brescia - © www.giornaledibrescia.it

Il quadro accusatorio si fa ancora più pesante. E potrebbe non essere ancora stata scritta la parola fine. L’insegnante di religione in una scuola superiore bresciana, e avvocato penalista di professione, arrestato a giugno con l’accusa di pedopornografia, era iscritto ad alcuni canali Telegram in cui venivano scambiate foto a luci rosse di bambini.

É quanto emergerebbe dai primi accertamenti nel telefono e nel computer dell’uomo, 40 anni, che si trova ai domiciliari dopo aver trascorso due giorni in carcere. A far scattare l’inchiesta erano stati i genitori di una sua studentessa, 16 anni, che avevano trovato nel telefonino della figlia messaggi espliciti tra la ragazzina e il suo insegnante.

Dalla denuncia alla perquisizione disposta dalla Procura il passo è stato breve e quando gli agenti della squadra mobile della questura si sono presentati a casa sua e hanno avuto l’autorizzazione ad entrare nel computer dell’insegnante sono emersi i primi riscontri che vengono definiti dagli inquirenti «raccapriccianti». Per questo scattò l’arresto in carcere in flagranza di reato così come previsto dalla legge. Poi l’insegnante ha ottenuto i domiciliari e nell’interrogatorio di convalida si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Ora la situazione per lui si aggrava ulteriormente dopo che dalle prime analisi forensi del contenuto degli apparecchi informatici sequestrati, è emersa la partecipazione del 40enne a gruppi Telegram di natura pedopornografica. Veri e propri scambi di foto e video con utenti di tutto il mondo. Così l’inchiesta della Procura si articola in due tronconi: da una parte la detenzione di materiale pedoporno e dall’altra i rapporti tra l’insegnante e una delle sue studentesse. Il tutto con l’aggravante di aver agito nel suo ruolo di insegnante e quindi di figura di riferimento per il minore.

Chi indaga vuole capire se si sia trattato di un unico caso - e quindi se la sola 16enne sia stata avvicinata - o se invece altre ragazzine minorenni hanno avuto con il professore scambi di messaggi dal contenuto esplicito. Sotto i riflettori della Procura sono finite così le gite scolastiche al quale l’insegnante di religione scuola superiore bresciana ha partecipato durante l’ultimo anno. In Italia e all’estero.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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