Paratico, il centro commerciale «resta abusivo e va abbattuto»

Flavio Archetti
Legambiente ed Europa Verde contestano la decisione del curatore fallimentare di non adempiere alla sentenza del Consiglio di Stato e di non abbattere i tre edifici in via Mazzini
Il centro commerciale in via Mazzini - © www.giornaledibrescia.it
Il centro commerciale in via Mazzini - © www.giornaledibrescia.it
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La decisione da parte del curatore fallimentare della società One Italy di non adempiere alla sentenza del Consiglio di Stato e di non abbattere i tre edifici del centro commerciale di via Mazzini e la conseguente presa di posizione del Comune di Paratico, intenzionato ad acquisirli al suo patrimonio indisponibile, hanno provocato l’immediata reazione di Legambiente (uno dei protagonisti dei ricorsi) e di Europa Verde.

Sia l’associazione ambientalista che il partito politico bocciano il comportamento del curatore fallimentare e l’operazione in atto da parte dell’amministrazione comunale, intenzionati a «salvare» i tre edifici di 900, 400 e 100 metri quadri che fino a poco tempo fa ospitavano attività commerciali.

Le posizioni

Per il presidente del circolo di Legambiente del basso Sebino, Franco Gangemi, «anche se il Comune ha deciso di acquisire il centro commerciale al patrimonio municipale la costruzione rimane abusiva e come tale deve essere abbattuta. C’è una sentenza del Consiglio di Stato e non può essere proprio un ente pubblico a eluderla. E poi va tenuto conto – conclude – che alla sentenza definitiva di luglio 2025 si è arrivati dopo nove anni di lavoro dei tribunali e di tutti i professionisti che hanno investito soldi e fatto ricorsi. Non si può agire come se niente fosse spostando semplicemente il titolare della proprietà».

Secondo il portavoce di Europa Verde Dario Balotta «ogni decisione sulle modalità e sui tempi dell’abbattimento dei due edifici abusivi, come stabilito per ben due volte dal Consiglio di Stato, spetta al prefetto di Brescia. I due immobili, autorizzati in violazione delle norme vigenti, sono infatti oggetto di una sentenza inequivocabile, secondo cui è alla Prefettura, quale organo rappresentate dello Stato sul territorio, delegata lo scorso luglio dal Consiglio di Stato, che spetta l’esecuzione dell’ordine di demolizione dei tre negozi. L’ipotesi avanzata dal sindaco di risolvere la questione attraverso il riutilizzo degli edifici da parte del Comune non ha fondamento giuridico».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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