Cronaca

Omicidio a Lamarmora, il 78enne non può stare a processo: prosciolto

Secondo il perito del gip Giuseppe Valetti, che uccise Satpal Singh in via Codignole e poi si sparò in bocca, non sarà mai più nelle condizioni di capire e di parlare
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

Il luogo dell’agguato mortale ai danni di Satpal Singh in via Codignole, a Lamarmora
Il luogo dell’agguato mortale ai danni di Satpal Singh in via Codignole, a Lamarmora

È ancora vivo, ma non è in grado di comprendere quello che gli viene detto e tanto meno di parlare. A cinque mesi dal colpo con il quale uccise Satpal Singh in via Codignole e da quello che si sparò in bocca pochi minuti dopo a poche centinaia di metri dall’appartamento che il 55enne muratore di origini indiane divideva con la moglie e con i figli, Giuseppe Valetti, il 78enne maresciallo dei carabinieri in pensione da almeno tre decenni, è stato dichiarato incapace di stare a processo e prosciolto.

La decisione

Il giudice delle indagini preliminari, che ha disposto una perizia sulle condizioni dell’anziano in ospedale dallo scorso 13 aprile, difeso dall’avvocato Tiziana Scepi, ha fatto sue le conclusioni della psichiatra Valentina Stanga e dichiarato il non doversi procedere nei confronti dell’uomo.

A differenza di quanto accade nella stragrande maggioranza di casi analoghi, il gip non ha atteso l’udienza preliminare, per conoscere l’evolversi della situazione, né rinviato di alcuni mesi la sua valutazione. La ferita che Valetti si è procurato sparandosi in bocca nel tardo pomeriggio di quel sabato di aprile ha attinto un’area del cervello che governa parola e comprensione, la condizione nella quale l’anziano si trova è irreversibile. Attualmente ricoverato in una struttura ospedaliera cittadina in attesa di una sistemazione in una Casa di riposo, Valetti non avrà mai più un’esistenza consapevole, tanto meno potrà partecipare ad un processo.

La possibile causa civile

Alla moglie e ai due figli di Satpal Singh ora non resta che percorrere la strada della causa civile per vedersi riconosciuta se non una risposta, almeno una qualche ragione. Perché Valetti abbia atteso sotto casa il 55enne e gli abbia sparato è circostanza che, a causa delle condizioni nelle quali versa l’anziano, mai si saprà. L’ipotesi al momento più accreditata è che l’abbia fatto per mettere a tacere le legittime pretese della sua vittima. Singh e i suoi figli mesi prima avevano acquistato da lui l’appartamento nel quale il 78enne tentò di togliersi la vita e da mesi cercavano, inutilmente, di entrarne in possesso. Per liberarlo Valetti pretendeva somme che, dicono i Singh, non gli erano dovute. Per averle non esitò a sparare e, poi, anche a spararsi. 

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