Omicidio di Provaglio, Matias Pascual: «Mi faceva paura e l’ho colpito»

Il 19enne di Prevalle ha confessato. La prima volta che Comelli si è presentato alla festa, ubriaco, lui ha fatto da paciere
Matias Pascual ha ammesso di aver sferrato la coltellata che ha ucciso Roberto Comelli -  Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it
Matias Pascual ha ammesso di aver sferrato la coltellata che ha ucciso Roberto Comelli - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it
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Davanti alla ricostruzione dei fatti, agli elementi che Carabinieri e Procura hanno raccolto a suo carico, ha ammesso le proprie responsabilità. «L’ho colpito con il coltello, lo avevo preso perché lui era minaccioso, mi faceva paura. Non volevo uccidere».

Matias Pascual, 19enne italoargentino di Prevalle, dalla notte tra mercoledì e giovedì è in stato di fermo per l’omicidio di Roberto Comelli, ucciso con una coltellata al petto la notte di Capodanno fuori dal centro civico di Provaglio d’Iseo al culmine di una lite scaturita perché la vittima, ubriaca e molesta, per la seconda volta ha cercato di intrufolarsi alla festa privata che era in corso nel salone di un’associazione affittato per la serata ad un gruppo di ragazzi della Franciacorta.

Tutti parlando di Matias, arrivato in Italia dall’Argentina quando aveva tre anni insieme ai genitori che sono rientrati in Patria, come di un bravo ragazzo mentre Comelli è descritto con un attaccabrighe molesto.

Il primo incontro

Nella notte di San Silvestro vittima e assassino si erano già visti. Alle 22, dopo che era stato allontanato dal bar Centrale, già ubriaco, Roberto Comelli si era presentato al centro civico e aveva cercato di entrare alla festa dei ragazzi, quasi tutti minorenni o maggiorenni da poco. Matias Pascual è stato uno di quelli che ha sedato la lite. Ha già affrontato situazioni analoghe nel bar in cui lavora, interviene come paciere, calma gli organizzatori della festa, offre da bere a Comelli che si allontana, e la serata riprende.

Sei ore più tardi, attorno alle 4, la situazione è completamente diversa. Tutti hanno bevuto molto, qualcuno ha consumato hashish. Quando Comelli si presenta per la seconda volta gli animi sono alterati. Nessuno pensa di chiamare i carabinieri per timore che possano accorgersi che alla festa si è fatto uso di droga. Anche Matias aveva bevuto molto, lo ha ammesso durante l’interrogatorio davanti ai carabinieri e al magistrato titolare del fascicolo, il sostituto Laura Matrone. Secondo il barista «quell’uomo era minaccioso, faceva paura. Sono uscito con il coltello da cucina per difendermi se fosse stato armato». Poi il racconto è confuso, ma è certo che la lite è stata accesa e violenta. Secondo quanto diversi ragazzi hanno raccontato ai carabinieri ad un certo punto Matias Pascual ha caricato il braccio e conficcato il coltello nel petto di Roberto Comelli e poi lo ha estratto.

La fuga

A quel punto il barista è sconvolto. Lascia il coltello, che i carabinieri recuperano qualche ora più tardi, non sa che ha ferito a morte il 42enne, ma immagina che la situazione sia molto seria. Si allontana. Non ha un’auto, per arrivare alla festa di Prevalle ha usato autobus e treno. Con lui ci sono altri due ragazzi dello stesso paese. Non è chiaro come siano tornati in Valsabbia.

Nel frattempo Comelli cerca di allontanarsi ma si accascia e quando viene soccorso per lui non c’è più nulla da fare.

Già nel corso della mattinata i carabinieri hanno nome e indirizzo. La prima pattuglia arriva a casa ma non lo trova. Militari in borghese sorvegliano l’abitazione, altri colleghi battono i posti della zona che frequenta abitualmente. Si monitora il telefono, i movimenti del ragazzo e dei suoi amici. Il cerchio si chiude. Matias sente la pressione, capisce che è questione di ore e si presenta in caserma a Gavardo. Una pattuglia lo porta immediatamente al comando provinciale di Brescia dove trova gli inquirenti e un avvocato ad attenderlo.

Il lungo interrogatorio inizia nel tardo pomeriggio e finisce solo alle tre del mattino, quando il 19enne viene dichiarato in stato di fermo come indiziato di delitto e trasferito nel carcere di Bergamo. Non può andare a Canton Mombello perché c’è una incompatibilità con un altro detenuto. Anche i due amici di Matias sono stati sentiti in caserma, si valuta che ruolo hanno avuto nelle ore in cui si cercava il loro amico, per loro si configuri il favoreggiamento. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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