Omicidio Bozzoli: il ricorso di Giacomo, 140 pagine per ribaltare l’ergastolo

Era atteso e, puntuale, è arrivato. Si sviluppa in 140 pagine e contiene 38 allegati. In tutto sono 11 i motivi. Alcuni di questi gemmano e danno vita ad un complesso di critiche che, nella speranza di chi l’ha firmato, ma soprattutto della persona nell’interesse della quale è stato depositato, dovrebbe azzerare la sua condanna all’ergastolo e riportare il processo al punto di partenza.
Il ricorso per Cassazione di Giacomo Bozzoli, accusato di aver ammazzato lo zio Mario l’8 ottobre di nove anni fa nella fonderia di famiglia a Marcheno, è da ieri in cancelleria in Corte d’appello. È il frutto di quaranta giorni di lavoro degli avvocati Luigi Frattini e Franco Coppi, in passato avvocato tra i numero si altri di Giulio Andreotti (nel processo che lo vedeva imputato di associazione mafiosa, accusa dalla quale fu assolto) e di Silvio Berlusconi (nel Ruby ter che si concluse con l’assoluzione in primo grado).
Se per la Corte d’assise d’appello sono dodici le «coincidenze» che hanno portato alla conferma del più pesante dei verdetti, per i difensori di Bozzoli sono molte di più le mancanze, le manifeste illogicità, le lacune della sentenza di secondo grado a firma del giudice estensore Massimo Vacchiano.
Per confermare l’ergastolo i giudici di appello hanno valorizzato lo spostamento delle telecamere che inquadravano la zona dei forni dove sarebbe avvenuto l’omicidio e la circostanza che solo Giacomo avrebbe potuto dirottarle; il fatto che il nipote non abbia risposto al suo telefono tra le 18,17 e le 19,24 di quella sera, proprio nei minuti coincisi con la fumata anomala e con la sparizione dello zio.
Per la Corte d’assise d’appello è significativa anche la circostanza che il nipote in quei minuti inoltre né abbia incontrato lo zio, né si sia accorto della fumata anomala del forno notata da tutti gli altri. Per i giudici ad incastrare Giacomo Bozzoli inoltre c’è l’esperimento giudiziale, quello compiuto con la carcassa di un maialino nel corso del dibattimento di primo grado. È prova importante e affidabile: dimostra che l’inserimento del corpo di Mario nel forno non necessariamente doveva produrre un’esplosione e lasciare traccia di persistenti odori.
Nelle motivazioni di appello ruolo decisivo nell’omicidio ha avuto anche Giuseppe Ghirardini, l’operaio quella sera al lavoro sull’impianto nel quale sarebbe stato ucciso Bozzoli. Ghirardini, trovato suicida giorni dopo a Case di Viso in Alta Valcamonica, per i giudici ebbe un ruolo quanto meno nella distruzione del corpo del suo datore di lavoro. Non lo avrebbe avuto però se non istigato o pagato da altri. I 4mila euro in contanti in banconote da 500 provenienti dall’Austria sarebbero la prova dell’incarico ricevuto, insieme al denaro, da Giacomo che con l’Austria faceva affari.
Motivazioni che la difesa respinge sotto più profili. Contestando la circostanza che Giacomo è accusato di aver fatto tutto da solo e condannato in concorso, ma anche il difetto di motivazione circa l’eventuale accordo che Giacomo avrebbe preso con Maggi, altro operaio coinvolto nel delitto e indagato nel procedimento generato dalla sentenza di primo grado.
Per i difensori dell’imputato è illogica la parte di motivazione che fa derivare il denaro trovato a Ghirardini dalle mani di Giacomo Bozzoli. Per la difesa la sentenza è inoltre discutibile anche nella parte in cui, con riferimento all’esperimento giudiziale, non spiega la fine dei resti umani che per i periti comunque l’inserimento nel forno del corpo di Mario avrebbe prodotto.
Gli avvocati Frattini e Coppi, tra le altre cose, ritengono non accoglibile il ragionamento per il quale Ghirardini avrebbe aiutato Giacomo a liberarsi dello zio, perché lo zio era troppo massiccio per lui. Un’affermazione illogica che esclude a priori, senza spiegarlo, perché il delitto non possa essere stato commesso da una persona sola e, nella fattispecie, dal solo Ghirardini.
Avvenuto il deposito del ricorso ora bisognerà attendere la fissazione dell’udienza in Cassazione. Non è da escludere un appuntamento a Roma dopo l’estate.
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