Cronaca

Omicidio a Lamarmora, un piano studiato nei minimi dettagli

L’ex carabiniere potrebbe aver staccato la corrente in via Codignole per far scattare la trappola mortale
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

La Polizia in via Codignole - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it
La Polizia in via Codignole - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it

Jatinder Singh, il primogenito del 54enne muratore di origini indiane ucciso sulla porta di casa sabato pomeriggio al civico 21 di via Codignole, e Giuseppe Valetti, l’uomo che l’ha reso orfano e poi ha cercato di togliersi la vita sparandosi in bocca con la stessa pistola, si conoscevano da anni. Il figlio della vittima aveva lavorato a lungo per il carabiniere in pensione ricoverato in prognosi riservata alla Poliambulanza da tre giorni: si occupava di lui, del suo giardino. Tra loro si era instaurato un rapporto di fiducia. Era stato l’anziano maresciallo a vendergli l’appartamento di via Corsica finito al centro della contesa.

Il movente

Stando alla ricostruzione che si va delineando con il passare delle ore, ma che comunque non potrà essere definitiva fino a quando Valetti tornerà a parlare (sempre se tornerà a farlo), è proprio l’abitazione al pianterreno della palazzina che chiude la via senza uscita in cui si dirama via Corsica, nella quale il 78enne si è rivolto contro la pistola utilizzata per uccidere Satpal Singh la causa scatenante della lunga scia di sangue versato sabato pomeriggio. In che termini, però, non è ancora chiaro.

A far scivolare la situazione nell’orrido della ragione sarebbe stata la richiesta di Jatinder Singh di liberare l’appartamento. Una pretesa legittima, che Valetti non prende bene. Anzi che proprio non riesce a digerire. Il 78enne da un lato deve trovare un’altra sistemazione, dall’altro ritiene di essere in credito. Di cosa non è dato sapere. Il contratto di compravendita dell’immobile è regolare, l’acquisto è avvenuto attraverso l’accensione di un mutuo. Apparentemente non c’è nulla fuori posto. «Ci minacciava da mesi – ci aveva detto il più giovane dei due figli della vittima poche ore dopo il suo decesso – pretendeva che mio fratello gli restituisse la casa, oppure chiedeva denaro. Ma noi non gli dovevamo proprio nulla».

La trappola

Con il passare delle ore si chiarisce anche la dinamica dell’omicidio. E si fa largo l’ipotesi che Giuseppe Valetti sabato pomeriggio abbia teso una trappola a Satpal Singh. Che in particolare sia riuscito ad entrare nell’androne, abbia tolto corrente all’abitazione della famiglia di origine indiana e provocato così l’incontro con il 54enne poi finito nel mirino della sua Beretta. Sarebbe stato proprio il distacco della tensione a far risalire Jatinder Singh dal garage a casa e a fargli trovare il padre in un lago di sangue, sulla porta della sua abitazione.

Nelle prossime ore il corpo di Satpal Singh sarà sottoposto all’autopsia, un’indagine tecnica pro forma. Il sostituto procuratore Francesco Carlo Milanesi attende anche di capire l’evolversi della condizione clinica di Giuseppe Valetti. L’uomo è ancora in condizioni critiche, ma non in imminente pericolo di vita. La gravità della ferita e la età potrebbero però precipitare repentinamente la situazione.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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