Cronaca

Omicidio a Lamarmora, il figlio della vittima: «Valetti ci minacciava, ma non gli dovevamo soldi»

Il figlio di Satpal Singh, ucciso sabato sera con un colpo di pistola in via Codignole, indica il movente: «Pretendeva denaro da mio fratello»
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

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Uccide 54enne e poi si spara

A dare una possibile spiegazione alla lunga scia di sangue che ha segnato la giornata di ieri al quartiere Lamarmora di Brescia è il figlio più giovane di Satpal Singh, ucciso ieri con un colpo di pistola sparato da Giuseppe Valetti, sottoufficiale dell’Arma in pensione dal 1989. Di ritorno dalla Poliambulanza con la mamma e la certezza di non avere più un padre, il secondogenito della vittima sembra non avere dubbi circa le ragioni dell’omicidio. 

«Valetti ci aveva minacciato più volte in passato - ci ha detto il giovane sotto la casa che Satpal Singh, da una vita in Italia, aveva acquistato solamente pochi anni fa -. Diceva che mio fratello gli doveva del denaro per l’acquisto di un appartamento che gli aveva venduto. Nulla di vero. Mio fratello si era fatto il suo mutuo e non gli doveva proprio niente. Perché Valetti se la sia presa con mio papà ed abbia sparato a lui proprio non lo so, quello che so è che nessuno di noi gli doveva qualcosa».

La casa sotto sequestro

A pochi passi dal giovane, accasciata sull’auto, consolata da alcune amiche, la moglie del 54enne. Straziante la scena. La donna piange, urla, prega, non si dà pace. E non può farlo altrove. La casa acquistata dopo numerosi sacrifici da qualche ora è una scena del crimine, dell’omicidio di suo marito, del padre dei suoi figli. È sotto sequestro, per volontà del magistrato, nessuno può entrarci. Nemmeno lei. Nemmeno per recuperare pochi vestiti ed effetti, da portar via in attesa di ritrovare una normalità che non tornerà mai più.

I vicini di casa

«Vivevano qui da diversi anni - ci hanno detto i vicini di casa - una famiglia davvero tranquilla, ben inserita. Persone perbene, che non hanno mai dato o avuto problemi con nessuno. Non i figli, non certo il padre».

«Quando ho sentito lo sparo - ci ha raccontato la parrucchiera che ha il negozio nella stessa palazzina dove si è consumato l’omicidio - mi sono gettata in strada per vedere cosa fosse successo. Ho visto una macchina allontanarsi e non ho capito granché di più. Poi ho visto il signor Singh a terra, sul portone, con la moglie e il figlio che lo sorreggevano. Secondo me era già privo di sensi. Ho avuto la sensazione che non ce l’avrebbe fatta».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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