Leone XIV, «Fine teologo e uomo di cultura: un dono per la Chiesa»

Così il bresciano mons. Angelo Vincenzo Zani, bibliotecario e archivista emerito: «Esigente e rigoroso. Non ama gli slogan, predilige profondità e concretezza»
Mons. Angelo Vincenzo Zani - © www.giornaledibrescia.it
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Monsignor Angelo Vincenzo Zani, Bibliotecario e archivista emerito del Vaticano, l’attuale papa Leone XIV lo ha incontrato molte volte. Prima, quando monsignor Robert Francis Prevost era vescovo e dal Perù veniva a Roma per le visita ad limina (gli appuntamenti periodici con la curia romana e con il Papa), incontri che si sono intensificati quando Prevost è stato nominato presidente della commissione per la cultura e l’educazione della Conferenza episcopale peruviana; una frequentazione intensificata ulteriormente quando il cardinale Prevost è stato nominato da papa Bergoglio prefetto del Dicastero per i vescovi.

Robert Francis Prevost è papa Leone XIV: le prime immagini
Robert Francis Prevost è papa Leone XIV: le prime immagini

Monsignor Vincenzo Zani, possiamo dire che lei conosce bene Leone XIV. Qual’è stata la sua prima impressione nel vederlo uscire sulla Loggia delle benedizioni di San Pietro?

È stata una grandissima emozione, ovviamente. Il suo nome circolava tra i possibili papabili, ma non tra quelli più probabili. Nel vederlo e nel sentirlo ne ho subito riconosciuto i suoi tratti caratteristici.

Quali?

Papa Leone XIV è un finissimo intellettuale, molto preparato, con una solida formazione teologica. Una persona raffinata, anche nei modi.

Lo abbiamo visto anche nella scelta di indossare la mozzetta e la stola, diversamente dalla scelta fatta nel 2013 da papa Francesco.

Leone XIV è un pastore vicino alla gente, ma molto diverso da Bergoglio. Due grandi figure, ma appunto differenti, non poteva essere altrimenti.

Le sue prime parole al mondo, non un semplice saluto come accadeva in passato, sono state un vero e proprio discorso programmatico del suo pontificato.

Esatto. Nel vederlo con quei fogli tra le mani ne ho subito riconosciuto, come dicevo, un suo tratto caratteristico: la sua estrema precisione. Non è uomo da slogan, da frasi ad effetto che poi svaniscono velocemente. Lui predilige profondità e concretezza.

Parla bene l’italiano?

Sì, lo parla in modo fluente, non ha scritto il discorso per motivi legati alla lingua. Lo ripeto: lo ha fatto perché quello è il suo stile. E lo ha ribadito con forza fin da subito.

Significativa anche la scelta del nome.

Leone XIII è stato l’uomo che ha ricostruito l’immagine della Chiesa dopo la perdita del potere temporale a seguito dell’Unità d’Italia. Papa Pecci, che morì a inizio Novecento a 93 anni, ha affrontato le sfide della modernità impegnandosi per ridefinire il ruolo della Chiesa nel mondo contemporaneo.

La sfida della modernità è attualissima, seppur certo declinata in altro modo, ancora oggi.

È esattamente così, papa Leone XIV sarà sicuramente all’altezza della sfida, delle sfide che lo attendono.

Tornando a Leone XIII, papa Pecci scrisse l’enciclica Rerum Novarum che segnò una svolta nella dottrina sociale della Chiesa.

In quel documento, appunto fondamentale nella storia della Chiesa, Leone XIII difese i diritti dei lavoratori, promuovendo salari equi, condizioni di lavoro dignitose e la possibilità di formare sindacati.

Papa Leone XIV è stato decenni in Perù e conosce quindi molto bene le difficoltà delle persone, il dramma della povertà lo ha toccato con mano, facendosi, come Bergoglio, vicino agli ultimi del mondo.

È nato a Chicago, ma di fatto la sua formazione pastorale è sostanzialmente sudamericana.

Questo sicuramente, infatti nel conclave avrà potuto contare sul sostegno dei cardinali delle due Americhe. Oltre a quelli del resto del mondo, chiaramente.

Un intellettuale certo, ma ora dovrà affrontare la gestione pratica della curia romana.

Lui è anche uomo di curia, nei due anni alla guida del Dicastero dei vescovi ha avuto modo di conoscere dall’interno la macchina vaticana. Un uomo metodico e preciso che affronterà le varie questioni con equilibrio e competenza. Ho molta fiducia in lui, la sua elezione come successore di Pietro è un grandissimo dono per la Chiesa e per il mondo.

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