Se si osserva in modalità panoramica, sembra quasi una danza: un braccio piegato a fare da sostegno, l’altro che si china sul tavolo a un ritmo che ormai si è fatto cadenzato. Prima raccoglie i due registri, poi i fascicoli per i moduli, infine quelli per i verbali: in cima, a formare una piramide, le due preziose guide ai naviganti (i vademecum per lo svolgimento delle operazioni nei seggi), i timbri e il piccolo bouquet che tiene insieme sei matite copiative. Tutto finisce in quelle che gli addetti ai lavori chiamano «bustone» e anche quelle fanno la loro figura: una maxi busta bianca che - per trasformarsi in contenitore - viene sventolata, aperta, riempita e sigillata. Una dopo l’altra, per un seggio dopo l’altro.
Eccolo, il quartier generale della macchina del voto, dove c’è chi pensa ad ogni dettaglio per fare sì che le elezioni filino lisce.




