Nel Bresciano sono attivi 230 braccialetti elettronici: «Funzionano»

Nonostante gli ultimi casi nazionali, per la Procura i risultati sono «buoni, anche se serve un miglioramento tecnico»
La Procura promuove lo strumento, mettendo in luce alcuni aspetti che possono essere migliorati - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
La Procura promuove lo strumento, mettendo in luce alcuni aspetti che possono essere migliorati - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
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Tre femminicidi in Italia nelle ultime due settimane, tutti in qualche modo legati al braccialetto elettronico, hanno riaperto la discussione sullo strumento di controllo, e segnalazione delle violazioni, per persone che sono sottoposte a misure cautelari.

Al centro della questione, in particolare, quei braccialetti elettronici che vengono applicati agli stalker o agli autori di maltrattamenti, sia nella versione con un solo dispositivo, sia in quella con «traker» che viene assegnato anche alla vittima. La Procura della Repubblica di Brescia, che ha un dipartimento dedicato ai soggetti deboli che si occupa di questo tipo di reati, promuove lo strumento, anche se mette in luce alcuni aspetti, soprattutto tecnici e operativi, che possono essere migliorati.

Il dato

«Nella nostra provincia in questo momento sono attivi 230 braccialetti elettronici. Di questi 111 sono del tipo con dispositivo anche per la vittima, 74 invece applicati solo all’indagato e gli altri 45 invece sono per soggetti che si trovano agli arresti domiciliari – spiegano dal quarto piano del palazzo di Giustizia –. Nella nostra esperienza lo strumento funziona, bene, e i problemi che abbiamo rilevato sono di natura tecnica e organizzativa. Aspetti che si possono migliorare».

In una provincia come la nostra, che se la tendenza dei primi tre trimestri sarà confermata, arriverà alla fine dell’anno con 2mila fascicoli aperti per codice rosso, la gestione del braccialetto elettronico comporta un significativo impegno per la Procura e le forze di polizia ma «siamo certi che abbia già prodotto dei risultati importanti.E le violazioni rilevate sono comunque nell’ordine di pochissime unità ogni mese».

Le tempistiche

Il tema più delicato è quello del ritardo tra quando l’applicazione del braccialetto elettronico viene disposta e quando effettivamente realizzata. Con il provvedimento in mano infatti è necessario contattare il fornitore (Fastweb) che fissa un appuntamento per la verifica tecnica e se tutto funziona poi mette in ordine il dispositivo. La scorsa estate si era arrivati a 30 giorni per completare la procedura mentre oggi siamo tra 7 e 14 giorni.

In ogni caso comunque, anche nell’attesa del braccialetto, sono valide le misure già in vigore, prima tra tutte il divieto di avvicinamento. Un caso è ancora aperto: quello di un muratore kosovaro che a Natale del 2023 fuggì proprio la mattina in cui i tecnici dovevano mettergli il bracciale. È ancora latitante.

La rete

L’altro tema è quello che riguarda la rete: il braccialetto funziona dove c’è copertura del segnale telefonico e fatica in zone dove questa manca. Nel concreto però i vantaggi superano le difficoltà, che comunque nessuno nega.

Accanto ai falsi allarmi dovuti a problemi tecnici, che le centrali operative di polizia e carabinieri hanno imparato a riconoscere, ci sono segnali corretti ma non di pericolo. «In alcune piccole realtà lo stalker deve per forza passare a meno della distanza minima dalla casa della vittima per andare al lavoro. Il fatto che la pattuglia lo rintracci e gli chieda conto del percorso fa percepire alla persona sottoposta alla misura che è effettivamente costantemente controllata».

Certo non è sempre semplice gestire tutte le situazioni: «Abbiamo un caso di maltrattamenti in famiglia di un uomo verso la moglie e i 5 figli, tutti che studiano o lavorano in posti diversi. Sono sei diversi dispositivi da programmare, tarare e monitorare». Però sta funzionando.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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