L’obiettivo è ambizioso: pubblicare bandi rivolti direttamente alle associazioni del Terzo settore per blindare l’utilizzo a fini sociali dei beni confiscati alle mafie. Di fatto bypassando gli enti locali.
Ma l’impegno dell’Anbsc (l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata) resta arduo. Anche perché gli immobili «scoperti», da Nord a Sud, sono ancora tanti: il primo bando sperimentale del 31 luglio 2020, ad esempio, ha messo in palio 1.412 immobili, ma dalla graduatoria sono emerse solo 68 proposte progettuali realizzabili con l’assegnazione di 260 beni. La difficoltà nel dare loro una destinazione è evidente.




