Nel Bresciano più della metà dei beni confiscati alle mafie è ancora «scoperta»

Sui 292 totali, solo 136 sono stati assegnati a progetti di riconversione. «Libera Brescia» pensa a patti diretti con il Terzo settore
Villette a schiera: a Sellero ne sono state confiscate due alle mafie - © www.giornaledibrescia.it
Villette a schiera: a Sellero ne sono state confiscate due alle mafie - © www.giornaledibrescia.it
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L’obiettivo è ambizioso: pubblicare bandi rivolti direttamente alle associazioni del Terzo settore per blindare l’utilizzo a fini sociali dei beni confiscati alle mafie. Di fatto bypassando gli enti locali.

Ma l’impegno dell’Anbsc (l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata) resta arduo. Anche perché gli immobili «scoperti», da Nord a Sud, sono ancora tanti: il primo bando sperimentale del 31 luglio 2020, ad esempio, ha messo in palio 1.412 immobili, ma dalla graduatoria sono emerse solo 68 proposte progettuali realizzabili con l’assegnazione di 260 beni. La difficoltà nel dare loro una destinazione è evidente.

Sul territorio

Nel Bresciano - che grazie alla ricchezza del suo territorio e ai flussi finanziari si è nel tempo fatto humus dei cartelli criminali - i beni che sono finiti nelle mani dello Stato sono finora 292. Di questi, oltre una decina si trovano nel capoluogo, nove a Desenzano e sette a Passirano. E se la Bassa è ricca di terreni acquistati dalle organizzazioni criminali e ora nelle mani pubbliche, nel Garda si contano decine di strutture che ebbero come proprietari narcotrafficanti, prestanome o esponenti di clan. In una classifica non certo virtuosa Brescia è la terza provincia per numero di beni confiscati in Lombardia, dietro quelle di Milano e di Monza e Brianza.

Secondo l’associazione Libera solo 136 beni (tra cui 8 aziende) sono stati però assegnati a progetti di riconversione. Più della metà restano dunque chiusi e inaccessibili. Dopo essere stati utilizzati per ripulire denaro sporco oggi negozi, case, garage, stabilimenti neppure offrono nuove opportunità alla collettività.

La proposta

Spesso la legge del contrappasso non si realizza. Per questo Libera Brescia ritiene che i patti diretti col Terzo settore possano rappresentare un’alternativa per destinare quei beni ancora senza un futuro. «Abbiamo avuto modo di confrontarci con la prefetta Maria Rosaria Laganà sull’ipotesi degli affidamenti diretti ma oggi non è ritenuta una misura utile per Brescia perché secondo il Broletto ci sono già diverse esperienze virtuose sul territorio. Eppure ci sono ancora tanti beni non assegnati nel nostro territorio». Tita Raffetti, referente di Libera Brescia, rivela l’interesse maturato per la nuova misura ma non rinuncia a mettere in guardia sui possibili pericoli della novità: «Devono però essere progetti attuabili anche nel medio termine, perché capita che dopo qualche tempo quei beni finiscano devastati. E poi bisogna valutare quale ente del Terzo settore abbia la forza economica di poter sistemare immobili che spesso sono pesantemente danneggiati».

Libera, comunque, va avanti nell’ambizioso progetto di agevolare l’affidamento del maggior numero di beni. «Per quanto possibile diamo una mano ai comuni nella procedura, anche se alcuni enti non hanno voluto il nostro aiuto - spiega Raffetti -. Contestualmente facciamo sensibilizzazione nelle scuole mostrando esempi virtuosi».

E a proposito di esempi virtuosi, solo pochi mesi fa è stato finalmente pubblicato il bando per una parte dell’immobile di via Corsica. Sarà un help center gestito da «La Rete». «Le mafie sono una malattia asintomatica, non ce ne curiamo perché pensiamo di non averla. Avere un bene confiscato è invece un sintomo, ci aiuta a capire il fenomeno».

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