Napoli, è morto il bimbo trapiantato

Il bimbo trapiantato a Napoli è morto. Lo rende noto l'avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi. Questa mattina il cardinale Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, si è recato in ospedale e ha somministrato al piccolo Domenico l'estrema unzione. Domenico aveva due anni e mezzo e due mesi fa era stato sottoposto al trapianto di un cuore danneggiato.
Le sue condizioni sono rapidamente peggiorate dopo la decisione della madre di non procedere con l’accanimento terapeutico. Dopo giorni di ricerche era stato individuato un cuore compatibile col paziente, ma non si è proceduto al trapianto perché sarebbe stato troppo rischioso sottoporre il bimbo ad un altro intervento. Il cuore così è stato trapiantato ad un altro bambino in lista d’attesa all'ospedale Giovanni XXIII di Bergamo.
Il cordoglio
«Con profondo dolore l'Azienda Ospedaliera dei Colli comunica che questa mattina, sabato 21 febbraio 2026, il piccolo paziente sottoposto a trapianto in data 23 dicembre 2025 è deceduto a seguito di un improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche. La Direzione Strategica, insieme a tutti i professionisti sanitari e non, esprime il più sentito cordoglio e si stringe con rispetto e commossa partecipazione alla famiglia in questo momento di immenso dolore». Così in una nota l'Azienda ospedaliera dei Colli, di cui fa parte l'ospedale Monaldi.
L’Italia intera si stringe nel dolore per la scomparsa del piccolo Domenico, un guerriero che non sarà dimenticato.
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) February 21, 2026
Alla mamma Patrizia, al papà Antonio e a tutti i suoi cari rivolgo, a nome mio e del Governo, il più sincero abbraccio e il più profondo cordoglio.
Sono certa che…
«In questo momento di immenso dolore - si legge in una nota - l'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Napoli e provincia si stringe con sincera partecipazione attorno alla famiglia, alla quale rivolge un pensiero di vicinanza e rispetto per la sofferenza che sta attraversando. Un sentimento di solidale prossimità è rivolto anche alla comunità dei medici, infermieri e di tutti i professionisti sanitari dell'Azienda Ospedaliera dei Colli». «La perdita di una giovane vita - conclude la nota dell'Ordine - rappresenta una ferita profonda per l'intera comunità sanitaria e civile. L'Ordine rinnova il proprio sostegno ai tanti colleghi che continuano ogni giorno a operare al servizio dei pazienti e delle loro famiglie»
L’inchiesta
Con il decesso del piccolo si aggrava la posizione dei sei sanitari indagati (a cui a breve se ne dovrebbero aggiungere anche altri) i quali, in vista dell'autopsia che dovrebbe essere disposta a breve dalla Procura di Napoli, dovranno ora rispondere del più grave reato di omicidio colposo al posto delle lesioni colpose gravi finora ipotizzate.
Il prossimo passo degli inquirenti della VI sezione (sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante, procuratore aggiunto Antonio Ricci) sarà disporre il sequestro della salma del bimbo, vittima di un trapianto fallito lo scorso 23 dicembre e rimasto in coma fino alle prime ore di stamattina. E al termine dell'esame autoptico il muscolo cardiaco sarà posto sotto sequestro in vista degli accertamenti medici che verranno disposti dagli investigatori. I carabinieri del Nas di Napoli (coordinati dal comandante Alessandro Cisternino) sono già nell'ospedale Monaldi.
La vicenda
L'antivigilia di Natale doveva essere un giorno felice e di speranza per la famiglia del bimbo perché la banca dati aveva segnalato la disponibilità di un cuore da poter trapiantare. Espiantato ad un piccolo di 4 anni all'ospedale di Bolzano, l'organo è però arrivato a Napoli in condizioni inservibili.
«Un blocco di ghiaccio», secondo uno dei testimoni ascoltati nell'audit del Monaldi. All'arrivo dell'organo in sala operatoria si è scoperto che al momento della predisposizione della borsa refrigerante destinata a custodire il cuoricino anziché utilizzare ghiaccio normale si era utilizzato quello secco. Un composto che, a contatto col cuore da trapiantare, lo aveva danneggiato. Il box utilizzato per il trasporto peraltro non era di quelli di nuova generazione, in grado di segnalare problemi alla temperatura. Il trapianto è stato effettuato ma l'organo era irreversibilmente compromesso. Perché ci si sia accorti delle condizioni del cuore nuovo solo dopo aver privato Domenico del suo cuore, malato ma funzionante, sarà uno dei punti cruciali da chiarire. Il piccolo da allora è stato sempre in terapia intensiva, tenuto in vita da una macchina, l'Ecmo.
La vicenda è venuta alla ribalta il 7 febbraio scorso con un articolo apparso sul quotidiano «Il Mattino» di Napoli. Subito dopo sono state aperte due inchieste: una dalla Procura di Napoli e di natura interna amministrativa, disposta dalla stessa azienda ospedaliera napoletana. Al momento sono sei le persone che sono state indagate dalla Procura di Napoli che vuole verificare - passo dopo passo - tutta la filiera seguita per accertare se ci siano stati degli errori. Mentre a breve non si esclude uno sviluppo ulteriore dell'inchiesta. E così si sono susseguiti giorni di di attesa per la ricerca di nuovo cuore per Domenico, in Italia e all'estero. A spegnere ogni speranza sono stati dapprima un parere dell'ospedale Bambin Gesù di Roma e poi quello di un pool di esperti giunti mercoledì scorso a Napoli: le condizioni di salute del piccolo Domenico sono apparse incompatibili con un nuovo trapianto. Poi, da ieri, la sospensione delle terapie - vista la prognosi infausta, si è voluto evitare d'intesa con la famiglia ogni accanimento - e il rapido peggioramento delle condizioni di salute.
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