Infortuni e morti sul lavoro: a Brescia due incidenti all’ora

Elio Montanari
L’incidenza provinciale di infortuni, in rapporto agli occupati, è più che doppia rispetto a Milano. Il 2,6% di tutte le denunce nazionali arriva dal Bresciano
Un grave incidente sul lavoro - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Un grave incidente sul lavoro - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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È una tragedia continua che pare purtroppo inarrestabile, soprattutto a Brescia. Perché nel terzo millennio si continua a morire sul lavoro.

I dati

Idati fotografano la realtà in tutta la sua drammaticità. Le denunce di infortunio totali registrate dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail) nel 2023 sono state 585.356 e, di queste, 15.280 sono state rilevate in provincia di Brescia, il 2,6% del totale. Una percentuale che su supera l’incidenza dei 549mila occupati bresciani sul totale nazionale che, nel 2023, era nell’ordine del 2,3%.

Ed è un primo punto. In provincia di Brescia ci sono più infortuni rispetto alla media del Paese. Poi ci sono 38 persone morte di lavoro nel 2023, 4 lutti in più rispetto ai 34 dell’anno precedente.

Un incremento del +12% che contrasta con la dinamica regionale che, tra il 2022 e il 2023, vede ridursi i morti sul lavoro da 177 a 172 (-3%). Brescia, peraltro nella considerazione dei soli infortuni mortali sul posto di lavoro (esclusi quindi gli incidenti «in itinere», quindi durante il percorso casa/lavoro), con i 30 morti del 2023, è preceduta solo da Napoli (38), Roma (38) e Milano (36) e, peraltro, si colloca al 25° posto considerando l’incidenza degli infortuni mortali sul totale degli occupati.

Graduatoria nella quale, considerando il contesto regionale, Brescia ha la più elevata incidenza di infortuni mortali sul lavoro, con 55,3 infortuni mortali sul luogo di lavoro per ogni milione di occupati a fronte di un indice fermo a 30,1 per la Lombardia, di poco inferiore al dato medio nazionale (34,6). Per capirci, nel 2023, il tasso di infortuni mortali sui luoghi di lavoro a Brescia è stato tre volte quello registrato a Varese (18,6) e più che doppio rispetto al 24,2 di Milano. Una media più di 3 morti al mese, di 42 feriti al giorno, quasi due infortuni ogni ora del giorno.

Numeri in crescita

La situazione non migliora nei primi sei mesi del 2024. La Lombardia, secondo quanto riportato dall’Osservatorio Vega Engineering, conta già 86 vittime sul lavoro, a fronte delle 83 dello stesso periodo del 2023. Un numero in crescita di tre unità rispetto allo scorso anno. Del totale di 86 decessi per infortunio mortale, da gennaio a giugno 2024, 64 sono quelli rilevati in occasione di lavoro (come nel 2023) e 22 quelli in itinere (3 in più del 2023). Il più elevato numero di decessi totali è stato registrato proprio nella nostra provincia con 20 morti, il 23% del totale regionale, a fronte delle 16 morti bianche registrate nella prima metà del 2023. Gli infortuni sul lavoro denunciati in Lombardia nei primi sei mesi del 2024 sono stati 57.265, un valore in aumento dello 0,7% rispetto allo stesso periodo del 2023, quando erano 56.873.

Brescia provincia pericolosa

Se, ovviamente, Milano è la provincia con il maggior numero di denunce totali di infortunio (19.053) Brescia con 8.027 denunce nei primi sei medi dell’anno, il 14% del totale, si conferma una provincia pericolosa: il 23% degli infortuni mortali e il 14% delle denunce di infortuni per una quota di occupati sul totale regionale nell’ordine del 12,2%. A questo concorre, certamente, il peso delle attività manifatturiere, in cima alla graduatoria delle denunce di incidenti in occasione di lavoro, nella nostra provincia. Ma niente giustifica tutto il carico di sofferenza e disagio per i lavoratori e le loro famiglie che, in molti casi, un infortunio sul lavoro o una malattia professionale comportano.

Di fronte all’ennesimo lieve aumento vale la considerazione, condivisa almeno a parole, che le morti sul lavoro sono una sconfitta per tutti: gli infortuni devono diminuire e quelli mortali vanno azzerati. Il costo sociale del lavoro è davvero ancora troppo alto.

Il costo sociale

In una comunicazione della Commissione europea del 2021 si stima che a livello mondiale gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali sono costati nel 2019 circa 3.050 miliardi di euro, quasi il 4% del Pil e a livello europeo ca 460 miliardi di euro, oltre il 3,3 % del Pil.

Tentativi di quantificazione del costo sociale degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali sono stati ripetuti nel tempo, dalla prima macroanalisi a cui fu data visibilità sul costo degli infortuni che risale al lontano 1992, quando l’Inail pubblicò una relazione in cui stimava il costo sociale in 43.5 miliardi di lire pari al 3% del Pil. Ma, nel caso italiano le stime variano dal 3% di peso sul Pil al 6%. Insomma, nelle diverse annualità si oscilla da un minimo di circa 45 miliardi di euro fino ad un totale di circa 104 miliardi di euro.

Nonostante negli ultimi anni si siano sviluppati metodi e strumenti per stabilire i costi della salute sul lavoro, non esiste ancora un reale strumento di stima data la complessità e la molteplicità di fattori da prendere in considerazione. Tutto dipende dai dati epidemiologici di partenza e dalla loro interpretazione. Se spesso i dati reali, relativi alle denunce, rappresentano una sottostima del fenomeno anche il calcolo degli impatti economici e sociali della salute e sicurezza sul lavoro, nonostante gli sforzi di ricerca, è finora riuscito a stimare probabilmente solo la punta dell’iceberg.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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