Cronaca

Addio a Giacomo Scanzi, Camadini: «Un uomo libero, di cultura e fede»

«È ora nostro dovere custodire la ricchezza culturale e spirituale di cui ci ha fatto dono»
Pierpaolo Camadini · Presidente Editoriale Bresciana
Giacomo Scanzi © www.giornaledibrescia.it
Giacomo Scanzi © www.giornaledibrescia.it

Giacomo Scanzi era un uomo libero, una libertà salda in radici profonde di cultura, umanità e fede. Giacomo Scanzi è stato un ottimo direttore del Giornale di Brescia, ha portato sulle spalle l’eredità pesante di Gian Battista Lanzani e ne ha raccolto il testimone con convinta adesione alla linea editoriale e alla sua storia. Durante i dieci anni della sua direzione, il dottor Scanzi ha affrontato le tante nuove sfide dell’editoria, sfide che si sono fatte (e del resto continuano a essere) sempre più pressanti. Ha ricoperto il suo ruolo diventando autorevole interlocutore della nostra comunità civile per le questioni culturali, sociali e politiche. Ha vissuto il suo ruolo da direttore con straordinaria coerenza, anche ruvida a volte, ma sempre autentica; quella coerenza che gli impediva di scindere i valori della sua vita dall’impegno pubblico.

Non è esagerato dire che ha vissuto il suo incarico come una missione, con un alto senso del dovere. Era pienamente inserito nella storia del Giornale di Brescia, dov’era arrivato da semplice redattore, e al tempo stesso sentiva l’onere di difenderne i valori. Questa sua visione così rigorosa della vita si era formata anche grazie agli incontri con quelli che ha identificato come suoi maestri, a partire da Giorgio Rumi, per citare la personalità che certamente ha maggiormente influito nella sua formazione scientifica e culturale.

Giacomo Scanzi non era bresciano, era milanese di nascita. Ma Brescia era diventata la sua patria valoriale, si sentiva pienamente in sintonia con Brescia e la sua storia.

È stato un graffiante censore delle contraddizioni del nostro vivere quotidiano, aveva una straordinaria capacità di leggere nel profondo delle persone, e del nostro tempo. Tutto questo era possibile perché partiva da un legame profondo, direi quasi carnale, con il mondo reale in cui viveva.

Giacomo Scanzi amava la Chiesa, sia dal punto di vista della sua fede che da quello del ruolo istituzionale che essa rappresenta. Per servizio alla Chiesa ha contribuito con molte sue istituzioni, ha svolto anche compiti di responsabilità, primo fra tutti quello di storico nella Causa di canonizzazione di san Paolo VI.

Conosceva la vita e il pensiero di papa Montini come pochi, lo studiava e ristudiava con sempre rinnovato entusiasmo.

Adorava dialogare appassionatamente con i giovani, sicuramente sentiva una vocazione per l’insegnamento (cui ha soffertamente abdicato) che era inscritto nel suo essere come espressione di responsabilità autentica e feconda.

Giacomo Scanzi era un uomo che amava sorprendere, anche scegliendo di ritirarsi per andare a vivere in un piccolo paese in Valcamonica. Ma non si è staccato dal mondo, ha continuato a custodire una ricca dimensione di intensa fecondità di rapporti umani: tanti gli amici che in questi anni sono andati a cercarlo. Nel frattempo, lui dava sfogo alla sua creatività intellettuale con testi bellissimi e di grande respiro.

Personalmente, più di tutto, in Giacomo Scanzi ho sempre avuto un Amico vero e fedele. Un rapporto sincero e autentico fondato sulla condivisione delle idee, dei valori fondamentali della vita. È ora nostro dovere custodire la ricchezza culturale e spirituale di cui ci ha fatto dono.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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