Morta dopo rimozione neo, il medico Oneda condannato al risarcimento

Colpevole ma solo ai fini del risarcimento del danno e senza conseguenze penali. Così la Cassazione nella sentenza a carico di Paolo Oneda, medico bresciano, finito a processo a Genova per la morte di Roberta Repetto, deceduta nel 2020 per un tumore dopo l’asportazione di un neo da parte del medico bresciano all’interno di un centro olistico ligure che la vittima e Oneda frequentavano.
La Cassazione ha ribaltato parzialmente la sentenza dell’appello in cui era stata decisa l’assoluzione «perché il fatto non sussiste».
La Procura
L’intervento, secondo quanto ricostruito, venne eseguito su un tavolo da cucina e senza le necessarie attenzioni sanitarie. La Procura di Genova non ha impugnato l’assoluzione incassata dal medico in appello ma lo ha fatto solo la sorella di Roberta Repetto come parte civile. Per questo il medico – che era stato arrestato a inizio indagine – è stato solo condannato ai fini del risarcimento economico. Resta comunque una vittoria morale fondamentale per Rita Repetto, poiché la Suprema Corte ha stabilito che il medico aveva il dovere di intervenire e che Roberta non fu l’unica responsabile della propria fine. Ora la battaglia si sposterà in sede civile per quantificare il risarcimento
Il danno
«La Suprema Corte di Cassazione ha ribaltato la precedente sentenza emessa nei confronti di Paolo Oneda riconoscendo le sue colpe relative alla morte di mia sorella. Verrà ora valutato il danno per quantificare il giusto risarcimento anche se nessuna cifra potrà mai riportare in vita mia sorella. Giustizia, seppur tardiva e incompleta, è stata fatta» ha dichiarato Rita, la sorella di Roberta Repetto.
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