Cronaca

Sul Monte Budellone trovata una falange umana che ha più di 40mila anni

È il primo caso in uno scavo in Lombardia: «Una scoperta dal carattere straordinario», sottolinea il direttore dello scavo Marco Baioni
Stefano Zanotti

Stefano Zanotti

Giornalista

Gli scavi sul Monte Budellone © www.giornaledibrescia.it
Gli scavi sul Monte Budellone © www.giornaledibrescia.it

Parliamo di un fatto più unico che raro. «Una scoperta di carattere straordinario», come sottolinea il direttore dello scavo Marco Baioni. Nel sito paleolitico del Monte Budellone a Prevalle è stata trovata una falange umana che ha oltre 40mila anni. Un dito dell’uomo di Neanderthal in uno scavo archeologico: è la prima volta che succede in Lombardia.

Dottor Baioni, come avete trovato la falange?

Nel 2023 in una grotta abbiamo trovato una sequenza di carboni e di ossa animali che ci hanno dato tutta la sequenza microclimatica del territorio. Siamo riusciti a ricostruire un pezzo di storia dell'ambiente di quella zona e abbiamo scoperto quello che rimaneva di un livello abitato dall'uomo di Neanderthal: lì c’erano una grandissima quantità di strumenti, che sono indispensabili per capire la tecnologia utilizzata e di conseguenza la loro datazione. In pochissime settimane di scavo sono emersi oltre 3mila materiali e tra questi c’erano anche molte ossa. Analizzandole il nostro paleontologo Fabio Bona si è accorto che una era diversa dalle altre e poteva essere di un giovane umano.

La falange ritrovata sul Monte Budellone © www.giornaledibrescia.it
La falange ritrovata sul Monte Budellone © www.giornaledibrescia.it

Quali sono le caratteristiche che rendono questa scoperta eccezionale?

Innanzitutto è la prima volta che un resto di questa tipologia viene trovato in uno scavo. In Lombardia l’unico elemento simile era sotterrato vicino al Po, dunque fuori contesto. E poi il Neanderthal è conosciuto soprattutto in Italia Centrale e Meridionale. Al Nord difficilmente si trovano resti.

Perché non ci ha vissuto o per altri motivi?

In realtà è una questione di conservazione. La Lombardia, soprattutto quella orientale, non ha contesti che fanno riferimento all’uomo di Neanderthal. Di per sé dunque l’avvenimento è speciale, ma lo rende ancora più straordinario il fatto che sia riconducibile a un contesto archeologico ben definito. Tutto questo rende ancora più importante il sito del Budellone.

Cosa può dare in più alla ricerca questo ritrovamento?

Se riuscissimo ad estrapolare il dna avremmo moltissime informazioni. Con l’estrazione del dna nucleare riusciremmo addirittura a tracciare le caratteristiche fisiche di quest'uomo. Ma soprattutto ogni volta che si trova un resto umano si aggiunge un pezzo alla storia dell'albero genealogico dell'uomo. La storia è una continua scoperta: negli anni Novanta, ad esempio, si pensava che l’uomo diNeanderthal fosse un cugino stretto dell’Homo Sapiens. Poi abbiamo scoperto che la separazione è molto più antica. Ogni piccola scoperta è un aiuto alla storia. Nel nostro territorio emergono sempre cose nuove.

Ha parlato di dna, è possibile datare perfettamente la falange?

Non sappiamo ancora di preciso l’epoca. Generalmente per datare i resti usiamo il carbonio 14, che ha però un limite di 50mila anni. Ma stiamo facendo analizzare anche altri elementi trovati nel sito, utilizzando anche tecniche innovative come la termoluminescenza. Siamo sicuri che si tratti dell’uomo di Neanderthal, e non abbiamo grossi dubbi sul fatto che il dito abbia più di 40mila anni.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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