Mattarella a Brescia: il suo omaggio a piazza Loggia simbolo del 2024
«Oggi la Repubblica Italiana è Brescia, è piazza della Loggia». Tra le infinite istantanee dell’anno che si sta concludendo guadagnarsi la copertina del 2024 è l’immagine del presidente sul palco del Teatro Grande, mentre porta il senso del cinquantesimo anniversario della Strage del 28 maggio 1974 al suo punto più alto.
Portando il suo omaggio ai famigliari delle vittime, alle istituzioni e alla città, il 28 maggio scorso il capo dello Stato ha voluto scandire i nomi delle vittime, ringraziare l’associazione dei famigliari per l’instancabile impegno nella ricerca della verità e rivivere il ricordo indelebile di «quella orribile giornata».

Mattarella al Teatro Grande
Al Grande, Mattarella ha anche rimarcato «la risposta netta, compatta e determinata di Brescia all’intimidazione stragista. I suoi cittadini – ha detto dal palco – si raccolsero come comunità».
Poi, indicando Brescia ad esempio di impegno civico «per il Paese, attraversato in quegli anni da grandi speranze e idealità, ma anche dalle spinte eversive, dalle tensioni violente e dalle strategie destabilizzanti che vi si contrapponevano» il capo dello Stato ha fatto ciò che mai nessun suo predecessore aveva fatto: denunciato «la complicità occulta e spregevole di uomini che violavano i doveri di fedeltà alla Repubblica».
I processi
Il 2024 ha tenuto a battesimo altri due processi per la Strage. Gli ultimi due, con tutta probabilità. Sono quelli a carico dei neofascisti Marco Toffaloni e di Roberto Zorzi: dovranno ripercorrere l’ultimo miglio della bomba e stabilire se a Brescia, in piazza della Loggia, come ritengono i pubblici ministeri Silvio Bonfigli e Caty Bressanelli, ce l’abbiano portata i due imputati.
Il processo a Marco Toffaloni – in corso al tribunale dei minori perché all’epoca dei fatti Toffaloni non aveva ancora 17 anni – è di fatto iniziato il 30 maggio ed è in dirittura d’arrivo.
Nel corso delle udienze sin qui celebrate al ritmo di due al mese, il presidente Federico Allegri, ha raccolto la testimonianza di diverse persone, in particolare di Gianpaolo Stimamiglio e di Ombretta Giacomazzi. Il primo, ex ordinovista e collaboratore degli inquirenti a partire dal 2010, ha confermato in aula di aver incontrato Toffaloni in un motel di Peschiera del Garda alla fine degli anni ’80 e di aver appreso da lui la sua presenza in piazza Loggia la mattina della Strage. La seconda, fidanzata del giovane neofascista bresciano dilaniato da una bomba che stava trasportando la notte del 19 maggio in piazza del Mercato, ha riferito della presenza di Toffaloni a Brescia pochi giorni prima della Strage e di un’animata discussione che ebbe proprio il suo ragazzo, in seguito al rifiuto di quest’ultimo di compiere un’azione già pianificata.
Il processo a Roberto Zorzi, che come Toffaloni è veronese, ma all’epoca aveva 21 anni, è invece partito non senza difficoltà lo scorso 29 febbraio, ma è ancora alle battute iniziali, con l’inquadramento fornito dal generale del Ros Massimo Giraudo.
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