Malore durante una gara di canottaggio, muore a 50 anni

La sua passione non era solo il canottaggio, ma la vita. Così era Daniele Pavan, stroncato da un malore a soli 50 anni. L’intera comunità del lago di Garda è in lutto per il consigliere della Società Canottieri Garda Salò, responsabile del settore canottaggio, morto sabato pomeriggio a Trieste durante i Campionati italiani di coastal rowing.
Il malore lo ha colto in gara, davanti al molo Audace, nel cuore della città. I compagni hanno provato a rianimarlo con il massaggio cardiaco, poi sono intervenuti i sanitari. Nonostante i tentativi prolungati, per lui non c’è stato nulla da fare. Originario e residente a Puegnago, Pavan lascia la moglie e un figlio adolescente. È stato raggiunto ieri sera dal fratello, impegnato ora nelle pratiche per il rientro della salma. La notizia della sua scomparsa ha scosso l’ambiente sportivo gardesano e l’intero mondo del canottaggio italiano, che a ogni livello ha espresso cordoglio e vicinanza alla famiglia.
Nel mondo del canottaggio
Pavan aveva iniziato a remare a 16 anni e da allora non aveva mai smesso. In oltre tre decenni di attività aveva partecipato a 39 edizioni dei campionati italiani, spaziando dalle barche olimpiche al tipo regolamentare, fino al coastal e al beach sprint. Solo a giugno, ai nazionali master di Genova, si era laureato campione d’Italia nella categoria 8+. Ma più dei risultati contava la sua presenza: un pilastro per la squadra master e un riferimento per i giovani che si avvicinavano al remo.
La Federazione italiana di canottaggio lo ha ricordato come un uomo che «ha abbracciato il remo a 360 gradi» e ha annunciato un minuto di silenzio al Trofeo Coni di Lignano Sabbiadoro. Anche la Federazione lombarda, i club remieri di tutta Italia e i compagni di squadra hanno affidato ai social ricordi e messaggi di affetto.
Alla Canottieri Garda Salò, dove da pochi mesi sedeva in consiglio, la sua scomparsa lascia un vuoto difficile da colmare. «Era fantastico, anche se può sembrare banale dirlo – racconta il presidente Nicola Benedetti –. Prima di tutto un amico, poi un consigliere capace e appassionato. Siamo tutti sconvolti». Un segno della sua passione resta anche nel libro che aveva pubblicato, «Il dondolio dell’acqua. Diario di un canottiere»: pagine in cui raccontava la fatica e la bellezza del remo. Parole che oggi diventano testimonianza nitida di una vita vissuta a fondo.
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