Premiano, seconda vita per i «rüdhù»: i giganti dell’acqua dimenticati

Sei metri di diametro, ferro che resiste al tempo e al silenzio, memoria industriale affacciata sul Gobbia. A Premiano le grandi ruote ad acqua, i «rüdhù» nel dialetto lumezzanese, attendono da decenni una seconda vita. Ora, grazie allo studio di fattibilità appena consegnato all’associazione Ruote della memoria, quel recupero a lungo evocato sembra finalmente vicino.
Iter tracciato
L’associazione, nata nel gennaio 2025, ha ricevuto il documento che traccia il percorso per salvare due significative testimonianze di archeologia industriale: le ruote motrici azionate dall’acqua lungo i torrenti della valle per fornire energia e movimento alle rudimentali macchine delle officine dell’epoca. I due manufatti si trovano a Premiano, oggi ridotti a ruderi, ma con le ruote in ferro ancora ben visibili e di forte impatto. Del recupero dei rüdhù si discute da almeno trent’anni, ma ora sembrano esserci basi concrete per passare dalle parole ai fatti. Gli studi condotti hanno consentito anche un ampio approfondimento storico.
«Le due strutture – spiega Carlo Seneci, vicepresidente dell’associazione – sono il "rüdhù" dei Ghidini Butì, situato più a valle, sulla riva destra del torrente Gobbia, in corrispondenza della località Cargne, e il "rüdhù" di Carlo Luigi Frascio dei Galéi, collocato circa 400 metri più a monte, sulla riva sinistra del Gobbia, all’altezza di via del Follo».
Il primo, costruito con ogni probabilità alla fine dell’Ottocento, fu impiegato per la produzione di materiale bellico durante la Prima guerra mondiale, quindi per la lavorazione dell’ottone fino alla prima metà degli anni Trenta; servì anche come rifugio durante la Seconda guerra mondiale e, nel dopoguerra, come ricovero per famiglie di lavoratori. Quello a monte risulterebbe attivo già dalla metà del Settecento fino alla prima metà degli anni Cinquanta del Novecento e, nel XX secolo, utilizzato dapprima per la lavorazione di maniglieria e successivamente per la produzione di pesi in ottone.
Ringraziamenti
Lo studio di fattibilità porta la firma dell’architetto Javier Atoche Intili, incaricato di coordinare le attività preliminari agli interventi di restauro e risanamento conservativo, dell’ingegnere Damiano Mariotti per il rilievo topografico dei sentieri e dell’ingegnere Dario Benedetti per il rilievo architettonico dei mulini. «Un vivo ringraziamento – conclude Seneci – alle famiglie Ghidini Butì e Carlo Frascio dei Galéi per la disponibilità e la collaborazione sempre garantite all’iniziativa dell’associazione. Un grazie anche all’assessore all’Urbanistica e alla Cultura Lucio Facchinetti per la sensibilità e il supporto».
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