Cronaca

L’altro volto delle tendopoli negli scatti di Maura Cocca

La lumezzanese ha realizzato un fotoreportage in Calabria: narra di condizioni di vita estreme, ma anche di un possibile lieto fine
Linda Garneri
Uno scatto di Maura Cocca
Uno scatto di Maura Cocca

Un racconto di resilienza e speranza emerge dalla tendopoli di San Ferdinando, nella piana di Gioia Tauro, in Calabria. E a dargli «voce» e risonanza, attraverso il suo obiettivo, è la lumezzanese Maura Cocca, che ha documentato una realtà sì drammatica, ma anche storie di rinascita che invitano a riflettere.

Chi ospita la tendopoli

«La tendopoli è un luogo nato per ospitare temporaneamente migranti, ma con il tempo è diventata un simbolo di precarietà. Ci vivono persone invisibili, senza documenti, spesso dimenticate», spiega Maura. Le sue fotografie rivelano condizioni di vita estreme: tende blu sfilacciate, bagni fatiscenti, materassi consumati e rifiuti ovunque. «Nonostante tutto, chi vive lì continua a sperare in una vita migliore».

Tra i protagonisti della documentazione di Maura spicca Lamine, un giovane migrante africano che ha vissuto per due anni nella tendopoli dopo essere sopravvissuto alle torture in Libia. «Lamine mi ha colpito profondamente. Mi ha raccontato del suo viaggio, della prigionia, delle cicatrici che porta sul corpo e nel cuore. Ma quello che resta più impresso è la sua determinazione nel voler andare avanti».

Nino Quaranta guida la cooperativa solidale «La Terra - Contadinanza necessaria» - © www.giornaledibrescia.it
Nino Quaranta guida la cooperativa solidale «La Terra - Contadinanza necessaria» - © www.giornaledibrescia.it

Speranza e lavoro

Grazie alla cooperativa solidale «La Terra - Contadinanza necessaria», guidata da Nino Quaranta che fa parte del Consorzio Macramè, Lamine ha trovato lavoro nei campi coltivati eticamente su terreni confiscati alla mafia.

Oggi vive in una casa dignitosa e guarda al futuro con fiducia. «La cooperativa non offre solo un lavoro, ma restituisce dignità alle persone. Lamine è un simbolo, perché rappresenta una rinascita possibile: un percorso difficile, ma che vale assolutamente ogni sforzo».

Il progetto

Il progetto fotografico di Maura Cocca, che è stato esposto durante la mostra «Immagina 2024» organizzata dall’associazione Photoclub Lumezzane, si proponeva di fare luce su una realtà troppo spesso ignorata e, al contempo, di raccontare percorsi di speranza. «Non volevo solo mostrare il degrado della tendopoli – conferma la fotografa –. Volevo raccontare le storie di chi cerca un riscatto e il lavoro straordinario delle cooperative che credono in un’agricoltura etica e solidale».

Peperoncini calabresi nello scatto di Maura Cocca - © www.giornaledibrescia.it
Peperoncini calabresi nello scatto di Maura Cocca - © www.giornaledibrescia.it

Cocca ne è certa: «Anche se solo una persona riesce a cambiare la propria vita, vale la pena di continuare a lottare». Questa è la riflessione e insieme il messaggio che emerge non solo attraverso il racconto per immagini della storia di Lamine, ma anche dall’impegno di chi lavora ogni giorno per restituire dignità ai più fragili.

Attraverso il suo obiettivo, infatti, Maura non si è limitata a catturare solo le immagini, ma ha dato voce a chi spesso non viene ascoltato. Il suo lavoro è un invito a guardare oltre, a non dimenticare e a ricordarsi sempre che ogni piccolo passo può fare la differenza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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