CronacaGarda

La proposta dei Rotary Club: «Il Garda diventi patrimonio Unesco»

Simone Bottura
Se n’è parlato in un convegno, moderato dalla direttrice del Giornale di Brescia Nunzia Vallini, andato in scena ieri a Salò
Il golfo di Salò, sullo sfondo il monte Baldo
Il golfo di Salò, sullo sfondo il monte Baldo
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Il Garda sito Unesco: una candidatura possibile? Per i gardesani, ma evidentemente anche per le masse che lo frequentano (25 milioni di pernottamenti turistici annui, erano 5 milioni nel 1990), il lago più grande d’Italia ha tutte le carte in regola per entrare nel prestigioso club dei luoghi che si fregiano del titolo di Patrimonio dell’Umanità: 1.223 nel mondo e 60 in Italia (il primo, iscritto nel 1979, fu l’arte rupestre della Valle Camonica). L’iter di candidatura è complesso, e alla porta dell’Unesco c’è la fila: la concorrenza è nutrita. L’idea della candidatura gardesana – che ha già una dozzina d’anni – è stata rispolverata in occasione della 30esima edizione del Forum del Garda, che ogni anno riunisce i tre Rotary Club del lago (Salò-Desenzano, Peschiera e Riva) per un momento di discussione ed approfondimento su un tema benacense.

Il dibattito

Il convegno andato in scena ieri a Salò aveva per titolo «Lago di Garda patrimonio mondiale di gusti, tradizioni e cultura». Dopo i saluti dei presidenti Rotary, sono intervenuti, moderati dal direttore del Giornale di Brescia Nunzia Vallini, i relatori che hanno illustrato le ragioni per cui il riconoscimento sarebbe meritato.

Fabio Gaggia (Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona) ha posto l’accento sull’armonia di questa terra, «anello di congiunzione tra la civiltà mediterranea e quella germanica», capace di ricreare nei viaggiatori, oggi come ieri, un «immaginario collettivo universale in cui idealmente cadono le conflittualità, in uno scenario di paradiso terrestre».

Romano Turrini (Associazione culturale Il Sommolago) ha parlato di tradizioni che hanno plasmato il paesaggio umano, sommando bellezza a bellezza. Si pensi alle limonaie, «opera di conquista paziente del territorio», o all’industria del forestiero, con i grandi della letteratura, dell’arte e della politica che su questa riviera hanno trovato ospitalità per ritemprare corpo e spirito.

Angolo di mediterraneo ai piedi della Alpi, il Garda è un unicum anche in ambito gastronomico, con la sua «dieta mediterranea di transizione, che guarda a sud con l’olio d’oliva - spiega Claudio Macca (Unità di nutrizione clinica del Civile) - e a nord col pesce d’acqua dolce».

Partecipazione

Basta tutto questo per il riconoscimento Unesco? «Saranno fondamentali – fa presente il direttore Nunzia Vallini – anche consapevolezza corale e partecipazione». Certo è, come ha ricordato Francesco Perfetti, presidente del Comitato scientifico del Forum Rotary, che «per candidarsi un sito deve rispondere ad almeno uno dei dieci criteri fissati dall’Unesco». Uno di questi, il settimo, sembra fatto su misura per il nostro lago: dice che un sito Unesco deve «rappresentare fenomeni naturali o atmosfere di una bellezza naturale e di una importanza estetica eccezionale». E il Garda, crocevia di genti, da sempre parla al mondo con il linguaggio universale della bellezza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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