Laghi ghiacciati: «Chi cade non può uscirne da solo»

Dopo il caso di Braies abbiamo sentito il funzionario dei Vigili del fuoco Michele Paderno: «I primi passi possono dare la falsa sensazione che il ghiaccio sia solido»
Soccorritori sul lago Braies Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Soccorritori sul lago Braies Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Bellissimi quando vi si posa lo sguardo dopo una camminata. Suggestivi come sfondo per una fotografia. Ma anche terribilmente insidiosi quando si prova ad entrarci. Sia che siano ghiacciati, sia che non lo siano.

I laghetti alpini sono una delle cartoline più affascinanti delle nostre montagne ma i recenti fatti di cronaca hanno dimostrato che, purtroppo, sono anche tra gli specchi d'acqua più difficili. Bellissimi e pericolosi insomma, «come tutta la montagna del resto» spiega il funzionario dei Vigili del fuoco di Brescia Michele Paderno.

Il caso

Il cedimento del ghiaccio sul lago di Braies - Foto Facebook/Vigili del Fuoco
Il cedimento del ghiaccio sul lago di Braies - Foto Facebook/Vigili del Fuoco

I turisti finiti in acqua nel lago di Braies e i tanti che hanno continuato a camminare sulla lastra pericolante anche mentre erano in corso le operazioni di soccorso hanno aperto le polemiche sul turismo troppo spesso impreparato e qualche volta anche cafone.

«Quando si affronta un ambiente che non si conosce la cosa migliore è sempre affidarsi a professionisti della zona, in particolare alle guide alpine certificate». Una escursione sul ghiaccio è un'esperienza affascinante e in alcune località vengono organizzate ma ci sono parametri di sicurezza che sono stati studiati dalle autorità locali. «In linea di massima i comuni fissano specifici divieti limitazioni ma il nostro consiglio è sempre quello di evitare camminate sul ghiaccio se non si è accompagnati da esperti – prosegue Paderno –. La struttura del ghiaccio è tale per cui la lastra è più spessa vicino alla riva e si assottiglia verso il centro, quindi i primi passi possono sembrare sicuri ma la rottura può arrivare improvvisa appena ci si allontana dal bordo».

I soccorsi

Nel caso di una caduta in un laghetto ghiacciato la competenza di un intervento di soccorso è dei Vigili del fuoco: «Si tratta di un intervento molto complesso per cui le nostre squadre si addestrano e preparano. L'alto livello di specializzazione necessario del personale e delle attrezzature implica inevitabilmente tempi lunghi per far arrivare personale e materiali sul posto, specie dove non ci sono strade. E purtroppo il tempo è una delle cose che manca in un lago ghiacciato, perchè l’ipotermia sopraggiunge velocemente» spiega ancora il funzionario.

Un mezzo di soccorso dei Vigili del fuoco
Un mezzo di soccorso dei Vigili del fuoco

Nei fatti purtroppo «chi cade in acqua non ha modo di risalire da solo sul ghiaccio, più ci prova e più distrugge la lastra cercando, senza possibilità di successo, di uscire. Il consiglio principale in questi casi è di non tuffarsi ma di aiutare da un punto sicuro con un ramo, una corda o una scala. Per avere successo serve che la persona in pericolo sia collaborante ma in acque ghiacciate l'ipotermia arriva in fretta e spesso ci siamo trovati con soggetti che non erano più in condizione di aiutare».

Per questo le squadre Saf, Soccorso alpino, speleologico e fluviale hanno approntato tecniche nuove «una di queste è quella di usare la barella spinale come una sorta di slitta a cui assicurare l'operatore e spingerlo il più vicino possibile alla zona del recupero».

In estate

Attenzione serve anche quando i laghi non sono ghiacciati: «Serve stare molto attenti. Un conto è bagnarsi in un lago alpino per rinfrescarsi dopo una camminata e un altro è usarlo come una piscina. Le temperature dell'acqua sono rigide tutto l'anno e un tuffo espone al pericolo di una immediata idrocuzione. In gran parte poi si tratta di laghi artificiali che hanno prese di captazione per le dighe. Bisogna prestare grande attenzione ai divieti e alle prese che sono sempre segnalate».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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