Omicidio di Provaglio: «Matias Pascual non ha mai creato problemi»
«In paese Matias è amato da tutti. Nessuno riesce a capacitarsi di come possa essere successa questa cosa». Silvia Bulfamante non riesce a trattenere le lacrime mentre racconta di Matias Pascual, il 19enne portato nel carcere di Bergamo con l’accusa di aver accoltellato a morte Roberto Comelli la notte di Capodanno a Provaglio d’Iseo. È la titolare del bar Lovely, a Prevalle, dove il giovane lavorava da marzo scorso. Nato in Argentina, dove in passato si erano trasferiti i bisnonni, Matias è tornato in Italia, in Valsabbia, all’età di circa tre anni, con la madre e un fratello più grande, con i quali viveva. Alla festa a Provaglio d’Iseo, la notte di Capodanno, c’era andato con altri due amici del paese.
Come ha appreso la notizia dell’arresto di Matias?
«L’ho appresa nel peggiore dei modi. Sono andata in un altro bar del paese a prendere un caffè e mi hanno chiesto di Matias. L’ho saputo così».
È rimasta stupita?
«Sono rimasta basita. Sono veramente distrutta perché Matias non è assolutamente la persona che ha questi atteggiamenti. Questo comportamento non è da lui. Non è uno che gira con un coltello in tasca, rissoso o che crea problemi. In paese conosciamo tutti la famiglia, che si è sempre comportata bene, di lavoratori, rispettata».
Che persona è Matias?
«Un bravo ragazzo. Molto bravo anche a giocare a calcio, cui piace fare gruppo, cercato dagli altri ragazzi. Una persona a cui piace stare in gruppo, ridere e scherzare. Anche quando chiudevamo il bar alle due del mattino ci fermavamo a fare due chiacchiere e fumare una sigaretta. È proprio un ragazzo tranquillo e per questo non riesco a capacitarmi che possa essere stato lui a fare una cosa del genere».
Un ragazzo che non ha mai creato problemi, intende?
«Assolutamente. Anche i miei clienti, dai più giovani ai più anziani lo adorano tutti. Non è uno che crea problemi, nel modo più assoluto.
Lo conosce da tanto?
«Lo conosco da quando aveva sei-sette anni perché giocava a calcio con mio figlio. Non riesco veramente a crederci. Faccio proprio fatica, è come fosse mio figlio. E faccio davvero fatica a credere che non lo vedrò per un bel po’. Soprattutto che abbia fatto una cosa del genere. Certo deve pagare perché è un grave sbaglio, però nel cuore mi dispiace molto perché, conoscendolo, se è arrivato a questo punto deve essere stato portato all’esasperazione. Non c’è altra spiegazione».
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