Cronaca

La mamma di Matias Pascual: «Si è consegnato e non è un killer»

Il dolore della famiglia: «Appena saputo è andato dai carabinieri». Il pm non contesta aggravanti
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Matias Pascual, fermato per l'omicidio di Roberto Comelli
Matias Pascual, fermato per l'omicidio di Roberto Comelli

Il figlio che stringe a sé la madre in lacrime. Entrambi travolti da uno tsunami che ha cambiato per sempre la loro vita. L’immagine è quella della madre e del fratello di Matias dopo l’incontro con l’avvocato chiamato a difendere il barista 19enne in carcere con l’accusa di omicidio.

La famiglia

«Mio figlio non è un killer» ripete, fuori dallo studio legale a due passi dalla stazione in città, la madre del ragazzo detenuto dalla notte scorsa nel carcere di Bergamo dove questa mattina è in programma davanti al gip l’interrogatorio di convalida del fermo. «Scrivete che si è consegnato lui alle forze dell’ordine e che non è scappato» chiede la donna straziata dal dolore. «Ha detto alla sua fidanzata che andava via, lei non capiva, l’ha visto agitato, l’ha seguito notando che stava dirigendosi verso la stazione dei carabinieri di Gavardo per costituirsi» spiega la donna. «Conosco mio figlio, non so come sia stato possibile» aggiunge. «Non ho mai visto la vittima e voglio dire che mi dispiace molto per quello che è successo e che non doveva succedere» interviene il figlio al suo fianco. È il fratello maggiore di Matias. «Ho saputo di quanto accaduto solo quando sono arrivate a case le forze dell’ordine. Io non ero alla festa» aggiunge il giovane. Ma cosa è successo davvero all’alba del primo giorno dell’anno? «Lui dice che si è sentito minacciato, che aveva paura e che per questo lo ha colpito. Non sapeva però che era morto» dice il fratello del 19enne reoconfesso.

L’avvocato

Al momento il pubblico ministero Laura Matrone che coordina le indagini contesta l’omicidio volontario senza aggravanti. Vuol dire che - stando così il quadro - il giovane potrebbe essere processato con il rito abbreviato che prevede lo sconto di un terzo della pena. Ma questi sono discorsi prematuri. «È troppo presto per fare valutazioni» conferma l’avvocato Mariavittoria Dalaidi, legale d’ufficio del giovane barista di origini argentine. «Ho incontrato il ragazzo in carcere a Bergamo ed è molto provato. Ha raccontato la sua versione dei fatti e si è preso la responsabilità, ma sono ancora tanti gli aspetti da chiarire». E nell’interrogatorio di questa mattina non si avvarrà della facoltà di non rispondere.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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