La Franciacorta ha sete di vigneti e chiede più aree da coltivare

Le richieste sopra i 600 ettari: via al Tavolo di lavoro tra Comuni e associazioni. Sul tavolo anche l’ipotesi di una «mappa del vino» e di un Bio-distretto
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Franciacorta, i boschi diventeranno filari?
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A lanciare il sasso nello stagno è stato il caso Monte Alto, dove l’intenzione di trasformare il prato d’altura dello Stallone di Adro in nuovi vigneti ha creato un gran trambusto.

Ma è la sfida della viticoltura ad alta quota in generale ad agitare la Franciacorta: l’idea di fare più spazio ai filari non è di per sé osteggiata («ci mancherebbe, è un valore aggiunto che sta nel dna del nostro territorio» premettono le associazioni), ma servono regole per fare convivere la biodiversità e, soprattutto, per non cancellare ettari di bosco che «tengono al sicuro» le colline.

Ne è convinta anche la Regione, che - tastiera alla mano - ha inviato ai Comuni una nota, dicendo in sostanza questo: cari sindaci e care associazioni, sedetevi al tavolo e trovate un compromesso che metta in salvaguardia il territorio, a partire da boschi e prati, oppure il vincolo lo metto direttamente io.

La questione non è circoscritta al Monte Alto e a Milano lo sanno bene: i filari fanno sempre più gola (complice l’ottima performance delle bollicine). La cartina tornasole sta nelle richieste per realizzare nuovi vigneti arrivate nel 2023 a Palazzo Lombardia: 6.084.246 metri quadrati in più, vale a dire 608,4 ettari e le domande (che subiscono poi la tagliola della legge e del limite massimo delle concessioni, pari all’1% del territorio vitato) si accumulano e crescono ogni anno.

Il tavolo di lavoro

Ecco perché, con uno sguardo di prospettiva, in Franciacorta si sta tentando la strada di un «patto territoriale», una sorta di regolamento interno per gestire i prossimi passi senza tensioni. Tradotto: disegnare una sorta di «mappa del vino» per tracciare un possibile sviluppo futuro dei filari.

Che succede, ora, a livello operativo? Un primo confronto tra i sindaci di Adro, Capriolo, Corte Franca, Iseo e Paratico con Legambiente Franciacorta c’è stato e la base del confronto è partita dalla normativa vigente: il bosco non si tocca, a meno che in precedenza non fosse a vocazione agricola.

In questo caso, si può tornare alle origini e le viti possono spodestarlo. L’idea - sponsorizzata da Legambiente ma in prima istanza vista di buon grado anche da Comuni e Coldiretti - è di partire da qui per disegnare una specie di Piano di governo del territorio delle vigne. A settembre sarà convocato un secondo incontro e a sedersi al tavolo di lavoro, oltre ai nuovi sindaci (in carica da giugno), ci saranno anche le associazioni. Proprio in vista di questo scenario, il circolo di Legambiente intende affidare a Gianpietro Bara, presidente dell’Ordine degli agronomi bresciani, uno studio che sveli, mappe alla mano, l’evoluzione (agricola) del territorio franciacortino degli ultimi vent’anni.

Una rete bio

«L’obiettivo - spiega Silvio Parzanini, alla regia del circolo dell’associazione - è agire in modo coordinato per governare l’espansione dei filari: se, come a noi risulta dai dati raccolti sul territorio, in prospettiva si ipotizza di vitare altri 800 ettari di terreni da aggiungere agli attuali, bisogna attrezzarsi e stabilire fasce di mitigazione per salvaguardare le colline e scongiurando la monocoltura».

Ma all’ordine del giorno dell’incontro di settembre c’è anche una seconda proposta: realizzare il Bio-distretto della Franciacorta «associando tutte le aziende agricole che già fanno colture bio, a cominciare dalle tante cantine già riconosciute o in conversione». Questa rete - conclude Parzanini - «ci consentirebbe di diventare il Distretto biologico più importante della Lombardia».

La superficie vitata nella nostra provincia è in crescita costante da anni: dal 2013 al 2021 è aumentata del 27%. Attualmente il «vigneto bresciano» conta 7.378 ettari con un valore alla produzione che supera i 500 milioni di euro e che, per oltre il 95%, è legato a bottiglie di qualità con denominazione Doc, Docg e Igt.

E, stando agli ultimi dati (aggiornati alla primavera di quest’anno), è senza dubbio la Franciacorta ad avere l’estensione maggiore: 3.934,11 ettari di filari (a cui si aggiungono i 115,66 ettari di Cortefranca-Sebino; i 2.311,38 del Lugana; i 911,12 per Riviera Garda classico-Garda-Benaco bresciano-San Martino della Battaglia; i 51,66 di Capriano del Colle-Montenetto; i 54,07 di Botticino-Cellatica, Valcamonica-Ronchi di Brescia).

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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