Cronaca

Infortunio mortale in cava, assolto il datore di lavoro

Il terribile incidente era accaduto all’inizio di dicembre del 2022 all’interno della cava Panni di via Gavardina a Bedizzole: a perdere la vita il 62enne Maurizio Rocchi
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

La cava Panni di via Gavardina a Bedizzole dove si è consumata la tragedia © www.giornaledibrescia.it
La cava Panni di via Gavardina a Bedizzole dove si è consumata la tragedia © www.giornaledibrescia.it

È stato il sostituto Carlo Pappalardo a chiedere l’assoluzione. Non c’erano, a suo parere, sufficienti elementi per sostenere la responsabilità del titolare. E al termine del processo, celebrato con rito abbreviato, il Tribunale ha pronunciato sentenza di assoluzione dall’accusa di omicidio colposo. Il titolare della cava non ha dunque responsabilità nell’incidente mortale in cui aveva perso la vita il 62enne Maurizio Rocchi.

Il terribile incidente era accaduto all’inizio di dicembre del 2022 all’interno della cava Panni di via Gavardina a Bedizzole. Rocchi si trovava all’interno del cassone di un camion all’insaputa degli altri colleghi e proprio il titolare dell’impianto, ai comandi di un escavatore, aveva scaricato sul camion un carico di ghiaia. L’operaio è stato travolto ed è morto soffocato da tonnellate di materiale appena scavato.

L’infortunio era accaduto attorno alle sei del mattino. Gli operai da qualche minuto non riuscivano a trovare il collega e dopo averlo cercato dappertutto avevano avuto il terribile sospetto che potesse trovarsi all’interno del cassone che era da poco stato riempito di ghiaia. Nessuno sapeva che ci sarebbe entrato. E purtroppo, una volta rovesciato il contenuto del cassone, hanno trovato il corpo ormai senza vita del collega.

La ricostruzione dei fatti era stata affidata ai carabinieri di Desenzano e all’Ats e quando era stata disposta l’autopsia sul cadavere del 62enne era stato anche indagato il titolare della cava che quando si era verificata la tragedia era ai comandi dell’escavatore.

Evidentemente Procura e Tribunale hanno concluso che il datore di lavoro non poteva sapere che l’operaio si trovava nel cassone e ne hanno disposto l’assoluzione.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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