C’è chi la chiama «velocità scuola guida», chi ci scherza su («quando mi ci trovo in mezzo, mi sembra che tutti stiano cercando di colpo parcheggio»), chi se ne disinteressa perché «restando ingolfato sempre nel traffico, comunque procedo anche a meno di 30 all’ora», chi attribuisce alla misura un risvolto sociale: «Si sentono meno clacson e meno liti». Tirata la riga, dove le zone 30 sono già realtà «nessuno si è mai lamentato». Anzi: «A noi, attraverso i Consigli di quartiere, continuano a chiedere nuovi interventi» conferma il vicesindaco e assessore alla Mobilità in Loggia Federico Manzoni.
La mappa della città che rallenta, oggi, copre il 30% delle strade di Brescia. Ma è una percentuale destinata a crescere nell’arco di poco tempo: con i nuovi progetti già avviati, di qui ai prossimi due anni le zone 30 toccheranno il 50%. Brescia come Bologna, dove a fare eccezione sono le strade a velocità 50, dunque? La rotta è tracciata: sì, «stiamo andando in questa direzione, perché è quella giusta» conferma Manzoni. Che contesta il ministro Salvini quando parla di «fuga in avanti ideologica».




