In due anni metà Brescia sarà a «zone 30»

Adesso sono 23, in arrivo altre sei. Manzoni a Salvini: «Un errore tornare indietro, servono autovelox urbani»
Nuova Zona 30 nel Quartiere Primo Maggio. Brescia 13 marzo 2023. Christian Penocchio
Nuova Zona 30 nel Quartiere Primo Maggio. Brescia 13 marzo 2023. Christian Penocchio
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C’è chi la chiama «velocità scuola guida», chi ci scherza su («quando mi ci trovo in mezzo, mi sembra che tutti stiano cercando di colpo parcheggio»), chi se ne disinteressa perché «restando ingolfato sempre nel traffico, comunque procedo anche a meno di 30 all’ora», chi attribuisce alla misura un risvolto sociale: «Si sentono meno clacson e meno liti». Tirata la riga, dove le zone 30 sono già realtà «nessuno si è mai lamentato». Anzi: «A noi, attraverso i Consigli di quartiere, continuano a chiedere nuovi interventi» conferma il vicesindaco e assessore alla Mobilità in Loggia Federico Manzoni.

La mappa della città che rallenta, oggi, copre il 30% delle strade di Brescia. Ma è una percentuale destinata a crescere nell’arco di poco tempo: con i nuovi progetti già avviati, di qui ai prossimi due anni le zone 30 toccheranno il 50%. Brescia come Bologna, dove a fare eccezione sono le strade a velocità 50, dunque? La rotta è tracciata: sì, «stiamo andando in questa direzione, perché è quella giusta» conferma Manzoni. Che contesta il ministro Salvini quando parla di «fuga in avanti ideologica».

L’inizio delle zone 30 in città

Anche a Brescia, come nella gran parte delle città europee, la storia delle zone 30 parte da lontano: la prima a istituirla in centro storico fu la Giunta Martinazzoli, poi è stata la volta di Fornaci e Violino. Oggi sono in tutto 23, ma altre quattro sono in arrivo a Chiesanuova, Lamarmora, Porta Milano e Don Bosco (nell’ambito del progetto «la scuola al centro del futuro»). L’investimento per realizzarle è di 2,3 milioni di euro: il Comune si è accaparrato la fetta più consistente dei fondi (1,8 milioni) attraverso un bando regionale, mentre mezzo milione uscirà dal bilancio di casa. «È in corso la progettazione definitiva ed esecutiva che si completerà prima dell’estate: i quattro interventi saranno realizzati nel 2025 – precisa il titolare della Mobilità –. Poi toccherà alla Badia e a viale Piave e a chiederci di intervenire è stato il Villaggio Sereno». E così si arriverà a viaggiare a 30 all’ora sul 50% delle strade del capoluogo.

Come cambia lo spazio

Un lavoro articolato, che non si esaurisce solo apponendo un semplice cartello: Bisogna intervenire nel perimetro: «I cittadini devono capire subito quando entrano in una zona 30 – rimarca Manzoni –: lo spazio pubblico va del tutto riorganizzato», dalle intersezioni alle porte d’accesso, passando per segnaletica, organizzazione della sosta sfalsata «per eliminare l’effetto rettilineo su cui si è tentati di premere sull’acceleratore».

La polemica contro la direttiva ministeriale

Fin qui tutto bene. Ora però – in aperta polemica con la scelta di Bologna, dove le zone 30 rappresentano il 70% del territorio – la direttiva ministeriale vincola a casi eccezionali e definiti puntualmente la possibilità di derogare al limite dei 50 all’ora previsto per le strade urbane. Una posizione che il vicesindaco boccia: «È contraddittorio che Salvini, come leader della Lega, faccia la battaglia dell’autonomia differenziata, per spostare da Roma alle Regioni più competenze, e in un ambito nel quale già oggi i Comuni hanno riconosciute una serie di prerogative dal Codice della strada emana al contrario una direttiva per ricentralizzare le funzioni. Peraltro, in questo modo ci si allontanerebbe dalle buone prassi europee: oggi abbiamo bisogno di andare avanti e non di tornare indietro sulle zone 30: sono evidentemente efficaci».

Bologna ha invertito il paradigma: lì le zone 50, oggi, sono l’eccezione. «Mano a mano che si realizzano le aree a velocità controllata, arriva naturalmente un punto in cui si scavalla il 50% del territorio comunale. Certo – puntualizza l’assessore – non si può pensare di applicare questo limite su tutte le strade urbane: via Triumplina, ad esempio, sarebbe assurdo portarla a 30. Si deve procedere con criterio. Ma è quella la direzione: una città meno auto-centrica».

Il tema dei controlli

Semmai, secondo la Loggia, il problema è fare rispettare quei limiti: «La principale lamentela che riceviamo dai quartieri è sui controlli, che è il tema vero – conferma Manzoni –. I Comuni chiedono da tempo di poter avere la possibilità di installare rilevatori fissi di velocità nelle strade urbane, cosa che oggi la norma non ci consente di fare: questo peraltro vale a maggior ragione per le strade a 50». Da Roma, però, nessuna risposta positiva: «Noi però continuiamo a chiederlo, perché è chiaro che non sia pensabile avere i vigili presenti h 24». E l’accusa di vessazioni Brescia la respinge al mittente: «Qui non si tratta di interventi vessatori: la maggioranza degli automobilisti sono persone responsabili, ma dobbiamo avere più strumenti per combattere chi non rispetta le regole». 

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