C’è anche un commercialista bresciano tra i sei indagati dalle procure di Brescia, Bergamo e Busto Arsizio per circonvenzione di incapace e autoriciclaggio nell’ambito di una indagine sulla sottrazione di liquidità, quote finanziarie e capitali investiti ai danni di un imprenditore bergamasco che da qualche tempo è gravemente malato. Secondo la Guardia di Finanza e la Polizia di Stato, che hanno indagato rispettivamente con il Nucleo di polizia economico-finanziaria e la Squadra Mobile, alla vittima sarebbero stati sottratti quattro milioni di euro con bonifici diretti verso gli indagati e altri nove con il trasferimento di polizze assicurative, quote societarie e fondi di investimento.
In famiglia
Nel mirino delle forze di polizia sono finiti i cognati della vittima, fratelli della moglie, due avvocati milanesi, di cui uno nominato amministratore di sostegno dell’imprenditore e il commercialista bresciano. Ad accorgersi di quanto stava accadendo sono stati i nipoti dell’uomo, figli del fratello defunto, che hanno segnalato alla Polizia gli ammanchi nei conti dell’azienda e il trasferimento delle quote. Gli inquirenti, dopo un esame della documentazione contabile, hanno ottenuto un decreto di sequestro preventivo d’urgenza, poi convalidato dal Gip di Bergamo, per 14 milioni di euro e la nomina di un amministratore giudiziario per tutelare l’operatività dell’azienda e i posti di lavoro dei 15 dipendenti.
Secondo chi ha indagato, i cognati della vittima insieme ai professionisti avrebbero « effettuato ripetute operazioni di compravendita di strumenti finanziari, tese a ostacolare la tracciabilità del denaro di provenienza illecita, rendendosi responsabili, in tal modo, del reato di autoriciclaggio».




