Il treno dei desideri dei pendolari: «Arrivare a Milano in meno di un’ora»
Il treno dei desideri corre veloce, come la fantasia dei pendolari, che hanno scelto la giornata internazionale della felicità per svelare un sogno da tanto tempo nel cassetto: arrivare a Milano in meno di un’ora.
A dare voce alla proposta è Emanuele Busi dello storico comitato Sbiancalafreccia: «Solo riducendo i tempi di percorrenza - rimarca - Trenord può offrire un servizio competitivo anche rispetto all’alta velocità, alla quale non tutti possono ricorrere».
Status quo
Attualmente il regionale più rapido è quello che parte dallo scalo cittadino alle 7.52: ferma solo a Treviglio e a Lambrate, e raggiunge la Centrale dopo un’ora e tre minuti. Stesso tempo per il corrispondente delle 18.50 da Milano. Tutti gli altri convogli ci impiegano di più: un’ora e cinque, un’ora e sette... E tutto questo naturalmente al netto dei ritardi.
«Noi pensiamo che scendere sotto l’ora sia possibile. In fondo il materiale rotabile è migliorato non poco negli ultimi anni, è lecito quindi aspettarsi una performance più soddisfacente anche in termini di velocità».
Va detto, per chi sale in città, che Frecce e Italo rappresentano una «ottima ma onerosa alternativa», anche alla luce dei recenti rincari: «Per esempio il carnet da venti viaggi di Italo nell’arco di un anno è passato da 119 a 149 euro. Per molte tasche è davvero troppo».
Perché l’idea di Sbiancalafreccia non finisca su un... binario morto è necessario, sottolinea Busi, che «la Regione convochi il tavolo del quadrante est. Il dialogo tra chi fruisce del servizio e chi prende le decisioni può essere davvero utile e proficuo per tutti».
Nelle stazioni
A scegliere la via della protesta è invece Azione, che punta il dito contro disservizi e disagi: «I tabelloni delle stazioni ferroviarie sono un lungo elenco di treni in ritardo o soppressi: i dati ufficiali a disposizione, riferiti al 2022, parlano di un 17% dei treni in ritardo e di 79 treni mediamente soppressi ogni giorno. Ovviamente i disguidi si concentrano prevalentemente nelle ore di punta, creando grandissimi problemi ai pendolari e a tutte quelle persone che usano il treno per andare a lavorare o studiare».
Tutto questo peraltro a fronte «dell’aumento dei costi dei biglietti, che anche quest’anno sono cresciuti circa del 4%. I rincari hanno interessato in particolare gli abbonamenti e i biglietti integrati, come "Io Viaggio in Lombardia" che è tra i più usati da studenti e lavoratori».
Peraltro, «all’aumento dei costi dei biglietti e degli abbonamenti, nel corrente anno vi è stato anche un nuovo aumento, del 20%, del compenso dell’amministratore delegato di Trenord, che ora ammonta a 627mila euro annui, dopo essere già stato aumentato del 12,8% nel 2020, in piena pandemia». Aumenti «a cui non sono state date le dovute spiegazioni - spiega il consigliere regionale di Azione Massimo Vizzardi - così come non sono accettabili le giustificazioni accampate in merito a ritardi e soppressioni dei viaggi e nemmeno in merito ai gravi limiti della rete ferroviaria soprattutto se si considera che i medesimi partiti governano la Regione ininterrottamente da trent’anni. Tantissimi territori continuano a non essere collegati alla rete ferroviaria, altri sono collegati male».
Per tutte queste ragioni giovedì mattina in venti stazione lombarde, tra le quali Brescia e Pisogne, saranno distribuiti volantini informativi: «L’obiettivo - conclude Vizzardi - è sensibilizzare cittadine e cittadini sull’argomento e chiedere a più voci di mettere la dovuta attenzione rispetto a un servizio di trasporto pubblico che non è adeguato ai livelli che dovrebbe avere una regione moderna quale la nostra».
All’attacco
Nel frattempo Dario Balotta di Europa Verde torna a spendere parole dure sulla dirigenza di Trenord e in particolare su un provvedimento di inizio mese: «Con l’ordine di servizio numero 250 del 1° marzo l’azienda ha approvato l’ennesima nuova articolazione organizzativa. Si tratta di una enorme "testa" aziendale di oltre duecento caselle di dirigenti, funzionari e quadri. Una pletora di strutture che vanno dalla direzione internal audit, compliance & risk management alla gestione contratto di servizio.
Dalla direzione amministrazione finanza, controllo e patrimonio alla direzione people & business services. Dalla direzione produzione ed esercizio alla direzione parco rotabili e manutenzione. Strutture frammentate che anziché semplificare la catena di comando l’allungano al punto tale di renderla priva di efficacia e costosa, lasciando il sospetto che le caselle sono state costruite per soddisfare gli appetiti politici e consociativi piuttosto che organizzativi».
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