Il primo villaggio bunker italiano dovrebbe nascere in Franciacorta

Nel 2020 la corsa alla pasta con l’esplosione della pandemia, nel 2022 il boom di richieste di iodio in farmacia dopo l’avvio della guerra in Ucraina. E nel 2024 - con due anni di conflitto alle porte dell’Europa e una nuova escalation in Medio Oriente - scoppia la bunker-mania. Negli ultimi mesi le richieste di acquisto di rifugi sono arrivate da tutta Italia ma è a Brione, su un’altura che sovrasta la Franciacorta, che dovrebbe presto nascere il primo «bunker village» italiano. Il titolo esotico contrasta con l’immaginario di devastazione richiamato dall’aspra parola inglese, ma tant’è.
I progetti
Su un lotto di 2.700 metri quadri, tra vigneti e boschi, verranno infatti realizzati otto bunker scavati a cinque metri di profondità. E protette da pareti in cemento armato spesse 60 centimetri, da porte blindate pesanti una tonnellata e da valvole anti-scoppio, potranno trovare rifugio fino a cinque persone. Incaricata di costruire il primo villaggio-bunker in Italia è proprio un’azienda bresciana, che ha scelto il suo territorio per dare materia alla sperimentazione, usando le tecnologie più avanzate e attenendosi strettamente alle normative in vigore da anni in Svizzera (dove per legge ogni cittadino deve possedere un rifugio anti-bomba vicino la propria abitazione).
Così, se il Bresciano dovesse diventare teatro di guerra, i fortunati possessori di rifugi potranno abitare quei 75 metri quadri sottoterra - con l’inferno sopra le loro teste. I rendering restituiscono le immagini di piccoli appartamenti moderni dotati di tutti i comfort: ci sono televisioni, elettrodomestici, arredamenti e quadri. Se non fosse per gli infissi sembrerebbe di osservare una qualsiasi casa. E invece i bunker potrebbero essere le abitazioni del futuro, dotate tutte di un’uscita secondaria con sportello ermetico, di un magazzino adibito alla conservazione del cibo a lunga durata e di una riserva d’acqua potabile con capacità di migliaia di litri. Con un impianto di filtrazione dell’aria capace di garantire un’atmosfera respirabile grazie alla capacità di neutralizzare qualsiasi particella o radiazione proveniente dall’esterno. Altro che seconde case, altro che residence al lago o in montagna: eccolo, il segno dei tempi, l’epoca dell’emergenza.
Protezione
«Sempre più persone - si motiva in effetti nella réclame, affidata all’agenzia di Passirano di Tecnocasa - si preoccupano per un possibile inasprimento dei conflitti in corso su scala globale e cercano misure di sicurezza straordinarie che possano garantire la protezione delle proprie famiglie, piuttosto che preoccuparsi di orpelli decorativi come un giardino o una piscina». Al momento il progetto c’è, il terreno pure, manca solo il via ai lavori. Dall’agenzia franciacortina emerge che alcune richieste di informazioni sono già arrivate. D’altronde il terrore di una civiltà allo sfacelo si fa sempre più plastico e sempre meno collettivo, così il mantra è si-salvi-chi-può. E possono in pochi.
Secondo le recenti stime immobiliari, in Italia un rifugio anti-bomba di circa 30 metri quadri, posizionato quattro metri sotto terra e accessoriato per far resistere una famiglia di cinque persone fino ad un mese sottoterra, costa circa 85mila euro. Per i rifugi di Brione, considerate le caratteristiche, la cifra potrebbe essere decisamente superiore.
Che fine farebbero tutti gli altri, la cui sopravvivenza è legata alle possibilità economiche? Secondo le informazioni fornite dallo Stato Maggiore della Difesa, in Italia non esistono bunker anti-atomici pubblici, ma da Nord a Sud il Paese ha le sue fondamenta scavate. Sono centinaia, infatti, i rifugi antiaerei dismessi risalenti alla Seconda guerra mondiale. Nel peggiore degli scenari possibili, è lì che finirebbe il 90% della popolazione.
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